Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
giovedì, 08 maggio 2008
Mi sono perso di vista ancora una volta. Ora so che non voglio più giocare a fare il "giovane", anche se pagherò un prezzo in solitudine. Raccolgo le idee e torno a scriverle.

scritto da: Psicotango alle ore 10:04 | link | commenti (2)
categorie: pensieri sparsi, pensiero, padova
martedì, 22 aprile 2008
In questa notte prima degli esami, perdendo il consueto rigore scientifico e aplomb psicoanalitico, dichiaro pubblicamente che mi hanno scassato pesantemente la minchia. Che si fottano.

scritto da: Psicotango alle ore 00:47 | link | commenti (11)
categorie:
sabato, 05 aprile 2008
Esistono esperienze, anche comuni, che è molto difficile mettere in parole. Anzi, mi correggo: esistono sensazioni collegate ad esperienze cui è molto difficile dare parola. Ecco perché talvolta si dice "Non ci sono parole" e altre si ricorda che "Contano i fatti" o si riassume tutto in un "Ti amo". I poeti e gli artisti in genere spesso riescono a dare voce a queste sensazioni. Io, che sono un po' artista e un po' ragioniere, a volte mi pare di riuscire, ma più spesso no. Ho imparato da poco ad accettare questo limite. Allora mi dedico ad altro e lascio che la sensazione "trascorra". Altre volte, invece, vengo preso da un furore creativo che produce una poesia, un quadro, una pietanza o anche solo un'idea che mi pareva non avere mai pensato prima.

scritto da: Psicotango alle ore 15:54 | link | commenti (12)
categorie: pensiero
giovedì, 27 marzo 2008
Vento caldo tra le canne
luce accecante
lentezza

profumo

scatto improvviso
corsa
sulla sabbia indurita

sudore

occhi socchiusi
ti guardano
mentre riposi

memoria

se mi vuoi
sono tuo
vivrò con te.

scritto da: Psicotango alle ore 15:32 | link | commenti (8)
categorie: parole, amore, pensiero
venerdì, 14 marzo 2008
fumetto5

scritto da: Psicotango alle ore 17:44 | link | commenti (5)
categorie:
giovedì, 13 marzo 2008
La mia stanza da studente fuori sede è piccola. Singola, ma piccola. Anche la scrivania è piccola. Ci entro a stento e ho dovuto togliere il cassetto che normalmente sta sotto il piano, perché se no le cosce gli sbattevano contro. Senza cassetto, che ora giace sotto il letto, è molto più confortevole. Sulla mia scrivania le cose si contendono lo spazio: il computer portatile mangia centimetri ai libri, questi alla lampada che, a sua volta, illumina dall'alto l'agenda dalla copertina rossa e il disco rigido esterno, la lampada di ricambio dei fari dell'auto che devo sostituire da alcune settimane e una tazzina di ceramica decorata con margherite su fondo blu. La tazzina questa notte porta per me e a me il sapore del marsala. Vecchio Florio. Secco. Superiore. Roba siciliana, roba buona.
Scrivo queste cose perché mi sono accorto che non ho più parlato semplicemente di me. Sono stato troppo preso a viverle e questo è stato un bene. Ora il pensiero si sta riappropriando dei suoi territori. Ho sentito più volte l'esigenza di scrivere cose semplici, quotidiane; di provare a condividere con chi legge ciò che scrivo, quello che vivo ogni giorno.
Una paura mi accompagna solerte negli ultimi tempi. Quella di ritrovarmi, tra qualche anno, sradicato. Un estraneo a Padova, dove sono venuto per studiare due anni, e un estraneo a Catania, da dove sono partito. Sono andato via carico di speranze e di dolore. Una città che mi respingeva, mi disgustava. Catania è lo scenario di tutte le mie perdite, dei lutti, delle sconfitte, ma anche il luogo delle amicizie, della famiglia, del mio primo lavoro, dei miei amori. Nel contempo, Padova è linda, funzionante, ordinata, così come fredda, estranea, deprimente. Temo di diventare un uomo-nessun-luogo. Temo di star male qui e lì. Nel frattempo mi stanco di temere e vado avanti, godendo delle mie conquiste, delle mie risorse, dei miei affetti. Ogni tanto mi perdo, tremo, mi sento solo, profondamente. Poi mi ricordo del dolore vissuto e mi ricordo che non ho più nulla da perdere. Non avevo nulla da perdere, perché ora posso perdere lei.

scritto da: Psicotango alle ore 02:00 | link | commenti (8)
categorie: diario
giovedì, 06 marzo 2008
Il cuore non regge più. Tante emozioni, tanta felicità. E pensare che basta il pensiero per riempirmi del vibrare di mille cicale d'estate. Immagino, anno dopo anno, la tua età e la immagino anche oggi che è il tuo compleanno. Il tempo passato. Il tempo in cui, anche t'avessi conosciuta, saresti certo stata la stessa meravigliosa creatura che sei oggi, ma io non t'avrei voluta. Pare strano dirlo ora, che la voglia di te riempie ogni battito del mio tempo. Ti ho vista salire la scala che porta alla chiesa, quella chiesa dove il drago viene trafitto dal paladino degli inglesi. Sorridevi per me. A me. Quel giorno mi innamorai di te. Oggi sento di non avere le parole giuste e prendo in prestito quelle di Pablo Neruda, per dirti che sono felice che tu esista.

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

BUON COMPLEANNO PICICIA!!!

scritto da: Psicotango alle ore 23:59 | link | commenti (1)
categorie: amore, compleanno
lunedì, 03 marzo 2008
fumetto4

scritto da: Psicotango alle ore 19:16 | link | commenti (6)
categorie: comics
venerdì, 29 febbraio 2008
Voglio dedicare un pensiero ad un giovane uomo che sta iniziando a soffrire molto. Lo conosco da poco. Oggi è il 29 del mese di Febbraio, un giorno che esiste ogni quattro anni. Spero che la sua sofferenza possa lasciarlo sano per poi allontanarsi da lui per lungo tempo, come il 29 Febbraio. Spero che possa essere consolato.

scritto da: Psicotango alle ore 19:41 | link | commenti (11)
categorie: amicizia
lunedì, 25 febbraio 2008
Pensava alla cagna. Era affranto e non riusciva a capire se fosse affranto per il pensiero della ferita ancora sanguinante della morte della cagnetta o se, invece, pensava a questo evento tragico perché era affranto. Di certo gli mancava. Prese una sfoglietta di cioccolato all'arancia, nella speranza che lo sollevasse dalla tristezza, un cappa pesante, troppo. Una tristezza che aveva condiviso con una cara amica e con una tazza di tisana rilassante che aveva annacquato con qualche lacrimone. Niente di tutto ciò era stato risolutivo, ma ogni cosa era stata utile e a suo modo bella: l'affetto profondo dell'amica, la tisana confortevole, il cioccolato gioioso, le lacrime catartiche. Si sentiva solo come un cane, pensò, e forse il pensiero rivolto alla cagna scomparsa era dovuto a questo. Pensò, per la milionesima volta, che, dall'indomani, avrebbe indirizzato a sé tutte le attenzioni, le cure, l'amore e la considerazione che dedicava agli altri. Si, avrebbe fatto così, si ripeté, sapendo di mentire a sé stesso. Pensò ancora una volta alla cagnetta e le fece un sorriso, grato per il bene che le aveva voluto. Poi il pianto lo sorprese violento.

scritto da: Psicotango alle ore 00:56 | link | commenti (8)
categorie: racconti

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"Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama."

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