Sapeva che non avrebbe voluto esserci e si sentiva in colpa. Lei lo aveva avvertito più volte nel corso del tempo trascorso insieme, con timide mezze frasi quasi impercettibili o con esplicite dichiarazioni. A quel tempo sembravano incomprensibili, ma con il trascorrere dei mesi lui si faceva più consapevole di cosa lei intendesse con l'affermazione di essere egoista. Lei sentiva i morsi del senso di colpa aumentare, farsi sempre più minacciosi ogni volta che riceveva il suo bene, le cure di lui, quell'amore così grande, pronto, disponibile. Lo prendeva, come una piccola iena affamata e timorosa di restare con la pancia vuota, di restare sola e da sola avviarsi nella notte della savana. Anche lui temeva la stessa solitudine e si ingozzava del nutrimento offerto agli altri. La vita gli aveva mostrato più volte quanto fosse doloroso questo suo procedere, eppure non aveva ancora smesso. Sapeva che quando la sua amata sarebbe stata sazia o affamata di qualcos'altro, lui si sarebbe d'incanto trasformato da salvatore benefico in persecutore e lei, da vittima in carnefice.
Era addolorato e rabbioso. Si sentiva in collera per quella che reputava un tradimento, una mancanza di gratitudine, di amore, di reciprocità e, allo stesso tempo, era colmo di dolore per aver procurato, col suo amore, della sofferenza a lei e a sé stesso. Si ripeteva che lo sapeva, che avrebbe potuto e dovuto agire diversamente e che ancora una volta di più aveva ripetuto lo stesso copione. Si chiedeva se fosse ancora in tempo e la possibilità che fosse troppo tardi lo riempiva di sgomento. Pensava che avrebbe cambiato rotta, ma il pensiero non faceva in tempo a consolidarsi che un altro lo sostituiva: l'iceberg era troppo vicino e non avrebbe più fatto in tempo virare. Si chiedeva cosa potesse fare e cosa aspettarsi da lei, se lei potesse darle l'amore desiderato. Bastava sgombrare il campo da tutte le cose di cui lui lo aveva colmato? Bastava fare un passo indietro e consentire all'amore di riannodarsi, di legare le loro vite in una maglia abbastanza larga da consentire ad entrambi di essere liberi di amarsi e felici di ciò?
Desiderava poter liberare lei dal senso di colpa e dirle che il suo amore era stato gratuito, che non voleva nulla in cambio. Se lo avesse detto avrebbe però mentito. L'aveva nutrita di amore in eccesso per legarla a sé, per essere indispensabile. Quando diceva a sé stesso questa cosa soffriva di un dolore sordo e profondo e gli necessitavano sempre alcuni minuti per riaversi e riprendere il corso dei pensieri. Di regola, il corso dei pensieri seguiva la traccia della distribuzione della colpa: si diceva che lei si era comportata in maniera simmetrica, aveva richiesto un amore incondizionato, assoluto, esclusivo e totalizzante. Altrettanto regolarmente continuava dicendo a sé stesso che lui aveva maggiori responsabilità, proprio per il fatto di essere più consapevole di questi pensieri. E poi, illuminandosi, scacciava questa considerazione e diceva a mezza voce, nella solitudine dalla stanza: "Anche lei era consapevole e ti ha avvertito. Certo, avrebbe dovuto rinunciare a farsi saturare da te; poteva darti la sensazione di farcela senza di te... Ma tu? Hai forse rinunciato ad amarla come volevi, sentivi, potevi? No, non lo hai fatto. Siete pari. La sola cosa che vi differenzia e che tu non sei in grado di occuparti di te stesso...".
A questo punto si arrestava. Contemplava la sua parte cattiva, egoista e vi scorgeva dentro due facce. Capiva che quello che chiamava amore era paura. Paura di perderla, paura di sentirsi cattivo, egoista, paura di quel vuoto che riempiva con tutti i suoi gesti d'amore per lei. Dopo scorgeva l'altra faccia, quella che non riusciva a guardare. Era fatta di una buona cattiveria, di un sano egoismo, di pensieri che escludono, che dicono "no", che limitano. Doveva farci l'abitudine a guardarla e accoglierla. Si preparava a sottrarsi e a sottrarre e pensava alla sofferenza che tale impegno avrebbe comportato. Alleggeriva il suo pensare fantasticando che lei gli sarebbe stata al fianco, anche lei impegnata per parte sua in un'opera di pensieri d'amore, di cura dell'amore. Non sapeva se lei lo avrebbe fatto. Sapeva di desiderarlo.