Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
martedì, 23 giugno 2009
Psicopatologia psicodinamica: 29. Era l'ultimo. Per ora...

scritto da: Psicotango alle ore 20:13 | link | commenti (1)
categorie: università
giovedì, 18 giugno 2009
Viene noia, schifo. Si secca il cervello a vivere questi tempi, a furia di pensarli, rimestarli, ascoltare o anche solo farvi parte. Mi sento decadente, come queste ore zeppe di storie di mignotte. Quella dei nani e delle ballerine era una pratica aperta da Craxi. Il Bettino era un pivello in confronto al suo amico piduista Silvio, che nano è davvero e di ballerine si è circondato, da quando aveva sentito la frase fatta e gli parve che era una modalità iconografica dell'imperatore a cui dovesse adeguarsi. Nani e ballerine. Non bastano però, no. Vecchi e nuovi fascisti, residui dei manicomi irrigiditi dal viagra, blaterano "Sua Eccellenza il Ministro...", seguiti da un coro di pernacchie. Pernacchie mute, però, che affanculo dal vivo non ce li manda nessuno. E poi ci sono i Verdi, ma non quelli ecologisti e nemmeno quelli della jihad, ma i leghisti virulenti. Cosa abbiano intenzione di fare lo ha spiegato Borghezio l'ordinenovista ad un accolita di rancorosi esteri, quando disse loro: "Camuffatevi da regionalisti, che nessuno si accorge che siete neonazisti separatisti". Questo fa in Italia la Lega, dopo aver capito (e ci hanno messo un po', loro, che sono polentoni e prima lavorano di braccia e poi pensano) che portare blindati in giro per i centri storici delle contrade del Nord-Est era cosa scomoda e poi con le multe delle zone ZTL si fottevano un sacco di schei: fanno che partassitano il SIlvio, che lui in galera non ci vuole mica andare; allora loro gli reggono il pitale con una mano e con l'altra gli stringono le palle. Ogni tanto gli tirano fuori l'uccello dal pitale, giusto il tempo che la mignotta di turno lo succhi un po', sempre con le palle nanesche ben strette tra le dita rocciose di padano lavoro. Loro gli garantiscono appoggio seguendo ogni delirio e il Silvio allontana la galera che gli spetterebbe per come ha fatto i soldi. In cambio il nano non dà loro nulla! Ai leghisti basta che questo uomo distrugga per conto loro la nostra repubblica. Quando sarà cotta per bene e le amministrazioni locali (Borghezio docet) saranno conquistate, potranno avere la loro secessione. E i fascisti? Che volete! Dopo anni di esilio dalla scena manifesta, pur di avere il potere farebbero ogni cosa umana e subumana. Ma non è solo rivincita. È anche che tra le file di AN ci stanno i peggio farabbutti italici, gente che ha fatto i soldi con il Bingo, le slot machine, i casinò e via giocando e grattando. Sulla pelle della povdera gente drogata di gioco e di sogni marci, hanno fatto i soldi e vogliono continuare a farne. Tanto, se ne fregano italicamente.
Un uomo  molto di moda alcuni decenni fa diceva, rivolgendosi ai giovani: "Il mondo è vostro come è nostro, ma in ultima analisi è vostro". Aveva torto. il mondo è di Gasparri, che sembra coglione e, in realtà, lo è.

scritto da: Psicotango alle ore 23:56 | link | commenti
categorie: politica
sabato, 06 giugno 2009
Ieri il signor Berlusconi ha dichiarato, nel corso di una trasmissione televisiva imbarazzante per la posizione da zerbino del conduttore, che, visto che lui è ricco e in possesso di velivoli, può utilizzarli per il voli di stato a suo piacimento. Anzi, ha aggiunto, dobbiamo anche ringraziarlo per la magnanimità con cui farebbe risparmiare all'erario tanti soldi, visto che tali trasporti sono sempre a sue spese.
Ho trovato angosciante il fatto che questo signore non si renda conto della differenza che passa tra l'assumere un ruolo e avere uno status, tra lo Stato come idea e lo stato come funzioni e struttura. Questo uomo non si sottomette a nessuna legge e, nel caso non gli piaccia, la cambia a suo piacimento, come ha fatto più volte. Non capisce o fa finta di non capire che non può portare con sé né cantanti, né prostitute, né sua zia anche se paga lui, giacché il ruolo che ha assunto è quello di presidente del consiglio dei ministri e non quello di imperatore. Il volo è di Stato se viene fatto per motivi legati alla carica che ricopre, nel vincolo dettato dall'espletamento delle funzioni proprie della carica, e non perché ci sia lui sopra! Non capisce che non può, anche se ricco, fare doni di tasca propria agli ospiti che incontra come presidente, perché non vengono ad incontrare Silvio, ma il presidente. Dovrebbe essere un servitore, non un imperatore. Dovrebbe mostrare comportamenti morigerati, etici, responsabili. Invece la sua unica "etica" è basata sul denaro: essendo ricco, può imperare. A garanzia che lo faccia nel nostro interesse c'è solo la sua magnanimità, nient'altro. Tutti sappiamo che lo fa nel suo interesse. Pochi hanno capito che ci condurrà alla guerra civile. E sarà un bagno di sangue.

scritto da: Psicotango alle ore 19:35 | link | commenti (6)
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giovedì, 21 maggio 2009
Antropologia: trenta e lode.

scritto da: Psicotango alle ore 17:55 | link | commenti (3)
categorie: università
mercoledì, 06 maggio 2009
Ho tanti impegni, ai quali non riesco a stare dietro come dovrei. Trascurerò il blog, come per altro faccio da un po'.

scritto da: Psicotango alle ore 16:41 | link | commenti (2)
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giovedì, 16 aprile 2009
vauroFaccio un invito a tutti coloro che reputano incivile e fascista la sospensione di Vauro dalla trasmissione Rai "Annozero": pubblichiamo tutti la vignetta incriminata.

scritto da: Psicotango alle ore 16:32 | link | commenti (2)
categorie: politica, satira, vauro, terremoto
sabato, 11 aprile 2009
botticelli-primavera

scritto da: Psicotango alle ore 13:47 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 04 aprile 2009
In altre occasioni ti incoraggerò a migliorare i rapporti con il bambino, lo scalatore e il serpente che sono in te. Ma non ora. Questa volta vorrei che passassi un po' di tempo con l'anziano che è in te. Hai bisogno dell'influenza della parte di te più vecchia e saggia, che se ne frega dello status sociale, dei drammi sentimentali e delle ossessioni passeggere, ma a cui importa tutto ciò che genera comprensione profonda e amore, e che ti permette di avere un quadro più ampio delle cose. Prova a seguire il mio consiglio, Vergine: usa l'immaginazione per fare un balzo in avanti di molti anni e affidati alla guida della persona energica e matura che un giorno diventerai.

L'oroscopo di www.internazionale.it/oroscopo/ è spesso illuminante. Questo lo voglio conservare sul mio blog, come un augurio e come un promemoria. Ti amo, Picicia!

scritto da: Psicotango alle ore 20:53 | link | commenti
categorie: amore, oroscopo
martedì, 17 marzo 2009
recintoDelCaneSc"il recinto del Cane Sciolto", opera di Carlo Ravaioli, www.ravaioli.com

Nella mia Sicilia può accadere che un figlio, un bambino venga ucciso da un branco di cani. In altre regioni d'Italia è accaduto che piccoli bambini, persone anziane e più raramente adulti fossero uccisi dal cane di casa o del vicino. Questa volta, non cani randagi in branco, bensì un singolo, ferocissimo cane di pura razza, acquistato con molto denaro, spesso addestrato e ancor più frequentemente adorato dal padrone per le sue caratteristiche di aggressività.
Considero i tragici fatti di cui parlo sopra alla stregua del "ritorno del rimosso" e cercherò di chiarire perché il cane è un animale che si presta a questa operazione psichica individuale e sociale. Il cane è un animale con due "nature", forse come tutti gli animali domestici: una originaria, quella del lupo, selvaggia e governata dall'istinto di sopravvivenza, schiva e temibile, a volte terribile come le fiabe ci raccontano, che incarna il terrificante puro capace di paralizzare i bambini, povere vittime, ai quali viene detto "guarda che viene il lupo!" come deterrente o pungolo terrorizzante; l'altra "natura" è quella domestica, in cui gli istinti sono sopiti e il cane diventa fidato e fedele (Fido è proprio un nome da cani), amico dei bambini, protettore della casa e dei suoi abitanti, spesso fisionomicamente somigliante al padrone e dotato nel nostro immaginario di caratteristiche umane.
Posso parlare con cognizione di causa della realtà siciliana e di quella veneta. La povera città di Catania, saccheggiata ormai da anni dalla mafia, dai democristiani e dagli sgherri di Berlusconi, è attraversata anche nel suo centro storico da branchi di cani e tutta la fascia pedemontana e montana dell'Etna lo è ancora di più. Non è infrequente sortire dall'aeroporto e imbattersi in torme di cani che mollemente riposano all'ombra, come accade spesso di risalire le pendici del vulcano e osservare decine di randagi sostare nei pressi degli onnipresenti cumuli di rifiuti non raccolti anche per settimane. Molti cani abbandonati e molti rifiuti abbandonati, entrambi scarti prodotti dal consumo usa-e-getta che contempla tra le sue regole perverse che un animale domestico possa essere gettato via al pari degli scarti del pranzo. A Padova lo scenario è molto diverso: la raccolta dell'immondizia è rigorosamente differenziata, la città pulita e tutti hanno un cane. I primi giorni del mio soggiorno nella città patavina la cosa mi stupì alquanto. Mi chiedevo perché così tante persone avessero un cane e mi colpiva come queste bestiole manifestassero un comportamento degno di un bambino ben educato in età di latenza: non tirano mai il guinzaglio, non abbaiano mai quando passeggiano con il padrone, quasi sempre nemmeno all'incrocio con un altro cane, sono puliti e ben tenuti, quasi superbi nel loro incedere composto. Inutile dire che le loro feci sono regolarmente raccolte dai padroni e che non è infrequente vedere una signora impellicciata e ingioiellata raccogliere tempestivamente la cacca fumante del suo cane con un sacchetto di plastica.
Mi pare che le due realtà che ho descritto presentino due modi differenti di procedere lungo il medesimo percorso: la rimozione di rappresentazioni legate a pulsioni sadiche e aggressive. Nel caso della Sicilia, gli strumenti di tale rimozione sono rozzi e i cani vengono allontanati e abbandonati. Non è infrequente che i cani vengano avvelenati o anche impiccati, come avviene in alcune zone rurali. Nel caso del Veneto, invece, il cane viene imbellettato e umanizzato, con il risultato di mimetizzare e dissimulare la sua "natura" di lupo e mantenerla scissa da quella di animale fidato. Come dire che, parafrasando Cappuccetto Rosso, in Veneto il lupo è vestito da nonna, mentre in Sicilia è squartato dal cacciatore.
Il rimosso ha il destino ineluttabile di ritornare e lo fa tragicamente con le notizie di cronaca, oggi come ieri. Le pulsioni distruttive apparentemente neutralizzate si manifestano con tutto il loro carico di angoscia con la morte o col ferimento dei più indifesi, quasi sempre bambini, donne e anziani.
Che si tratti del cane perversamente tramutato in umano e trattato come un bambino o del cane altrettanto perversamente torturtato, ucciso o abbandonato, esso è sempre misconosciuto nella sua duplice "natura". È noto che eccessive manifestazione di amore e dedizione celano sentimenti di segno opposto ed è nell'esperienza di tutti come, di frequente, coloro che trattano gli animali "come dei figli "siano alle prese con il tentativo di respingere, patologicamente, quote di aggressività e sadismo presenti nella loro vita psichica. Le medesime quote possono essere tenute a bada attraverso l'abbandono dell'animale, attraverso il quale si tenta di abbandonare e allontanare la propria pulsione aggressiva proiettata sull'animale. In entrambi i casi, l'aggressività non neutralizzata tornerà a presentarsi nell'unica forma possibile: il morso.

scritto da: Psicotango alle ore 13:59 | link | commenti (16)
categorie: animali, pensiero, cane, rimozione, psicoanalisi
martedì, 10 marzo 2009
Sapeva che non avrebbe voluto esserci e si sentiva in colpa. Lei lo aveva avvertito più volte nel corso del tempo trascorso insieme, con timide mezze frasi quasi impercettibili o con esplicite dichiarazioni. A quel tempo sembravano incomprensibili, ma con il trascorrere dei mesi lui si faceva più consapevole di cosa lei intendesse con l'affermazione di essere egoista. Lei sentiva i morsi del senso di colpa aumentare, farsi sempre più minacciosi ogni volta che riceveva il suo bene, le cure di lui, quell'amore così grande, pronto, disponibile. Lo prendeva, come una piccola iena affamata e timorosa di restare con la pancia vuota, di restare sola e da sola avviarsi nella notte della savana. Anche lui temeva la stessa solitudine e si ingozzava del nutrimento offerto agli altri. La vita gli aveva mostrato più volte quanto fosse doloroso questo suo procedere, eppure non aveva ancora smesso. Sapeva che quando la sua amata sarebbe stata sazia o affamata di qualcos'altro, lui si sarebbe d'incanto trasformato da salvatore benefico in persecutore e lei, da vittima in carnefice.
Era addolorato e rabbioso. Si sentiva in collera per quella che reputava un tradimento, una mancanza di gratitudine, di amore, di reciprocità e, allo stesso tempo, era colmo di dolore per aver procurato, col suo amore, della sofferenza a lei e a sé stesso. Si ripeteva che lo sapeva, che avrebbe potuto e dovuto agire diversamente e che ancora una volta di più aveva ripetuto lo stesso copione. Si chiedeva se fosse ancora in tempo e la possibilità che fosse troppo tardi lo riempiva di sgomento. Pensava che avrebbe cambiato rotta, ma il pensiero non faceva in tempo a consolidarsi che un altro lo sostituiva: l'iceberg era troppo vicino e non avrebbe più fatto in tempo virare. Si chiedeva cosa potesse fare e cosa aspettarsi da lei, se lei potesse darle l'amore desiderato. Bastava sgombrare il campo da tutte le cose di cui lui lo aveva colmato? Bastava fare un passo indietro e consentire all'amore di riannodarsi, di legare le loro vite in una maglia abbastanza larga da consentire ad entrambi di essere liberi di amarsi e felici di ciò?
Desiderava poter liberare lei dal senso di colpa e dirle che il suo amore era stato gratuito, che non voleva nulla in cambio. Se lo avesse detto avrebbe però mentito. L'aveva nutrita di amore in eccesso per legarla a sé, per essere indispensabile. Quando diceva a sé stesso questa cosa soffriva di un dolore sordo e profondo e gli necessitavano sempre alcuni minuti per riaversi e riprendere il corso dei pensieri. Di regola, il corso dei pensieri seguiva la traccia della distribuzione della colpa: si diceva che lei si era comportata in maniera simmetrica, aveva richiesto un amore incondizionato, assoluto, esclusivo e totalizzante. Altrettanto regolarmente continuava dicendo a sé stesso che lui aveva maggiori responsabilità, proprio per il fatto di essere più consapevole di questi pensieri. E poi, illuminandosi, scacciava questa considerazione e diceva a mezza voce, nella solitudine dalla stanza: "Anche lei era consapevole e ti ha avvertito. Certo, avrebbe dovuto rinunciare a farsi saturare da te; poteva darti la sensazione di farcela senza di te... Ma tu? Hai forse rinunciato ad amarla come volevi, sentivi, potevi? No, non lo hai fatto. Siete pari. La sola cosa che vi differenzia e che tu non sei in grado di occuparti di te stesso...".
A questo punto si arrestava. Contemplava la sua parte cattiva, egoista e vi scorgeva dentro due facce. Capiva che quello che chiamava amore era paura. Paura di perderla, paura di sentirsi cattivo, egoista, paura di quel vuoto che riempiva con tutti i suoi gesti d'amore per lei. Dopo scorgeva l'altra faccia, quella che non riusciva a guardare. Era fatta di una buona cattiveria, di un sano egoismo, di pensieri che escludono, che dicono "no", che limitano. Doveva farci l'abitudine a guardarla e accoglierla. Si preparava a sottrarsi e a sottrarre e  pensava alla sofferenza che tale impegno avrebbe comportato. Alleggeriva il suo pensare fantasticando che lei gli sarebbe stata al fianco, anche lei impegnata per parte sua in un'opera di pensieri d'amore, di cura dell'amore. Non sapeva se lei lo avrebbe fatto. Sapeva di desiderarlo.

scritto da: Psicotango alle ore 17:08 | link | commenti (9)
categorie: amore, racconti, vita, sentimenti, pensiero

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"Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama."

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