Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
mercoledì, 30 maggio 2007
Oggi ho fatto una scoperta casuale.
Andavo in giro a leggere delle vite degli altri e ho letto, tra le righe altrui, la mia morte interiore.

scritto da: Psicotango alle ore 13:04 | link | commenti (10)
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domenica, 20 maggio 2007
63-01
Foto: First Steps di Jan Saudek.

Il mio primo giorno di scuola elementare s’inaugurò con le lacrime. La scuola dove ero stato iscritto non aveva una sede e i locali affittati per colmare tale mancanza non erano ancora pronti. Lo sarebbero stati giusto due settimane più tardi, o poco più.
Io potevo, volevo, dovevo andare a scuola, non vedevo l’ora. Arrivai nel cortile antistante la “scuola” come alunno prototipo: grembiule nero, colletto bianco, cartella rossa. All’epoca gli zaini non esistevano ancora! Soprattutto, non vedevo l’ora!
La mia splendida maestra informò tutti, compresi me e i miei genitori, dell’incresciosa circostanza per cui non si poteva fare scuola. Scoppiai in un pianto dirotto, di delusione, di tradimento. La maestra dovette assegnarmi un compito di disegno per consolarmi e farmi tornare a casa sereno, in attesa del vero primo giorno di scuola. La mia maestra si chiamava Agata Frasca.
Sabato avrò l’ultima lezione all’università. L’ultima lezione della triennale e poi a novembre la laurea. Per la prima volta nella mia vita porterò a compimento un progetto e questo mi dà gioia, ma anche una tristezza dolce. Le mie lezioni continueranno con la specialistica, ma vedo quella di sabato come l'ultima lezione, come l'ultimo giorno di scuola. Dopo però non ci sono vacanze.

scritto da: Psicotango alle ore 20:54 | link | commenti (9)
categorie: università
domenica, 06 maggio 2007
etnaTi bolle sotto il culo, c'è poco da fare. La scorsa settimana dei possenti boati mi hanno tirato fuori di casa. La Montagna era in eruzione. Ecco perché mi sentivo così inquieto. Ho preso la macchina fotografica, ma non il cavalletto che sarebbe stato utile per la qualità dell'immagine. Non mi interessava la qualità. Solo il fatto, il fatto in sé. Ero e sono seduto su una bomba ad orologeria. Quando lo realizzi, quando ci pensi comprendi perché noi catanesi siamo ineducabili, irrecuperabili: viviamo sapendo che tutto è temporaneo e che una sorta di divinità caotica e femminile (per noi l'Etna è "a Muntagna", è femmina), capricciosa e imperscrutabile un giorno farà le bizze e ci spazzerà via. Noi catanesi non siamo matti, ma abbiamo una mamma psicotica. Proprio bene non stiamo. Come se una mamma così non bastasse, noi catanesi abbiamo ricevuto, questa volta in comune con tutti i siciliani, un altro dono del cielo: nel nostro dialetto non esiste il tempo futuro. Quindi il catanese sa che un giorno la mamma montagna lo distruggerà, ma non può dirlo e, non potendolo dire, non lo può nemmeno pensare. Questo suo sapere appartiene quindi ad un campo proto-mentale. Questo livello, presente nel singolo individuo ma di difficile osservazione, si manifesta assai più chiaramente nella dimensione gruppale della festa in onore della santa patrona della città etnea. La santa, per ironia della sorte, si chiama Agata, antroponimo che etimologicamente vuol dire "buona". Il velo appartenuto alla santa fermò la colata che minacciava la città e da bianco divenne rosso: Agata aveva assorbito, catalizzato su di sé il male e il velo si era trasformato da simbolo virginale a oggetto che trattiene l'impurità. La rossa colata di magma incandescente distrugge e nel contempo garantisce fertilità: il parallelo con il ciclo mestruale è consequenziale. Femmina la montagna e femmina la santa. Cosa accade allora durante la festa? I devoti, tutti maschi da sempre tranne che negli anni più recenti (da quando la moda delle parità apparenti ha aperto anche alle donne l'accesso al ruolo di devoto), indossano una veste bianca e sciamano come spermatozoi per le vie della città. Al seguito del reliquiario della santa e trasportando a spalla grossi ceri votivi, ciò che di maschile in questa vicenda appare lo fa così: devoti da sempre appartenenti alle classi più popolari, devoti spesso delinquenti e mafiosi; ceri come enormi falli; più grande la colpa, il crimine, più grande il cero, maggiore la fatica nel trasportarlo; peggiore il crimine, più grande il fallo, come a dire che più sei delinquente e più sei dotato di attributi; la santa si segue e si traina e si bestemmia, perfino, con appellativi da meretrice; e la cera ricopre le strade fin quando, di corsa, la santa e migliaia di spermatozoi rientrano in cattedrale. Cosa nasce da questo incontro? Si sarebbe tentati di dire nulla, ma sarebbe una risposta superficiale. Nasce invece il Bastardo, giacché un Padre in tutta questa vicenda non si rintraccia da nessuna parte. Il Bastardo è figlio senza Legge, egli stesso senza Fallo e senza Padre. É figlio di madre certa (come sempre) e di migliaia di padri. Il Bastardo è l'elemento mentale, anzi proto-mentale, che anima l'inconscio sociale dei catanesi. Non esiste legge da seguire, la Madre è santa e Meretrice nello stesso tempo, la Montagna distrugge e nutre allo stesso momento, ciascuno è Padre a sé stesso e quindi dispone di una legge propria, autonoma. In assenza di un Padre, niente ha contenimento e ogni manifestazione del vivere umano è lecita fino ai suoi eccessi.

scritto da: Psicotango alle ore 23:55 | link | commenti (7)
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"Avete mai sentito parlare della ‘regola delle nove donne incinte'? Per avere un bambino", spiega l'uomo d'affari Scott Mills, " ci vogliono nove mesi e non è possibile farlo in un solo mese usando nove donne. Questa regola può essere applicata a qualsiasi progetto: mentre pensate a come organizzare il tempo che avete a disposizione per completare un progetto, è importante che stabiliate esattamente la sequenza dei passaggi". Ti consiglio di mettere la regola delle nove donne incinte al centro delle tue meditazioni, Vergine. È il momento giusto per guardare la tua vita dall'alto e nel suo insieme, e poi fare progetti a lungo termine.

Tratto dall'oroscopo de Internazionale.it
www.internazionale.it/oroscopo/

scritto da: Psicotango alle ore 20:10 | link | commenti (1)
categorie: oroscopo
sabato, 05 maggio 2007
Di recente mi accade una cosa che offre almeno due possibilità di lettura. Mi accade di pensare alla donna che ho amato negli ultimi mesi e dalla quale mi sono separato. Penso spesso a lei. Dolorosamente accade che pensi di scriverle qualcosa o di inviarle una poesia d'amore, accade che pensi ancora ad un improbabile futuro con lei, a riconquistarla, a riprendermela. Poi rinuncio. Mi rendo conto che non ha senso. É un instante, in cui passo dalla vampa amorosa al seguente, triste pensiero: "Ehi, ma non lo hai ancora capito che non funzionerà mai, che non capirà mai le poesie che le mandi, i sogni che fai di lei, che non capirà mai te?" Allora rinuncio. E la cosa mi sembra triste, da un lato, ma anche una piccola conquista, dall'altro.

Rileggendo il post, ho usato molte volte il verbo pensare, capire. Troppa razionalità: forse l'amore non c'entra.

scritto da: Psicotango alle ore 15:59 | link | commenti (11)
categorie: amore
venerdì, 04 maggio 2007
Quando da bambino mi infilavo le dita nel naso, venivo spesso distolto dalla piacevole attività dalla voce squillante di mia madre che chiedeva retoricamente, a mo' di rimprovero "Ehi! Pulizie di primavera?". Ancora oggi adoro le pulizie di primavera ma, come per una sorta di sublimazione, non è più lo "scavo archeologico" che mi preme, quanto le improvvise rivoluzioni, i cambiamenti che si vedono.
Ecco allora il vestitino nuovo del mio blog! Niente di speciale: ho cambiato immagine iniziale, usando una mia fotografia di qualche anno fa, e i colori. Tanto mi bastava. Spero di cambiare periodicamente la foto iniziale, usando sempre il bianco e nero.

scritto da: Psicotango alle ore 20:06 | link | commenti (5)
categorie: blog, fotografia

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"Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama."

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