Il mio studio non è più sostenibile. Il temperamatite elettrico ha aumentato esponenzialmente il mio consumo di matite. Così una laurea fa almeno un mezzo ettaro di foresta vergine.
Quando Khomeyni e la sua "rivoluzione" spazzò via il potere degli scià in Iran, molti in occidente salutarono la cosa come una vittoria progressista e positiva. Il regno retrogrado e reazionario di Reza Pahlevi era stato abbattuto e la Persia laica e occidentalizzata si avviò lungo la strada degli anni bui della teocrazia. Molti si pentirono di aver esultato per la vittoria di Khomeyni, riconobbero come un grave errore politico il miope giudizio espresso in quegli anni. Pavento che lo stesso possa accadere in Birmania. Della Birmania non importa un ciufolo a nessuno in occidente. É un paese da parecchio tempo in preda ad una banda di trafficanti di droga e di bambini celata sotto le mentite spoglie di una giunta militare di tipo dittatoriale. Lo sanno gli USA, lo sappiamo in Europa. Abbiamo perso ancora un'occasione di civiltà, una possibilità di intervenire. Ora, se la giunta militare dovesse cadere, abbiamo un altro pezzo di mondo in cui si potrò installare una teocrazia. Non è sorprendente, se si tiene presente che la nazione leader nello scacchiere mondiale, gli Stati Uniti, è essa stessa una teocrazia. L'Iraq era un paese laico, dove il fondamentalismo islamico non aveva spazio. Lo stesso si poteva dire per la Palestina. L'Iran. L'Afghanistan. E via dicendo. Se pensiamo all'Italia, basta andare con la memoria alla legge 40, una vergogna nazionale trasversale rispetto ai governi. Che accadrà in Birmania? Lasceremo che i militari massacrino migliaia di bonzi, in nome della laicità e della politica del "chi se ne fotte, tanto il petrolio non ci sta", o interverremo consegnando un altro paese nelle mani di una nuova teocrazia?
Il cinquantesimo esame: Tecniche dei test di personalità in età evolutiva è un ricordo, ormai. Ora resta l'ultima materia. Oggi è stata una giornata pesante, angosciosa. Non ero preparato come al solito e la paura di non riuscire a laurearmi a novembre e di perdere un anno per l'iscrizione alla specialistica mi ha provato. Tornato a casa ho dormito come un bimbo. Le buone notizie in questi giorni si sprecano: dopo la proroga della consegna della tesi e il superamento dello scoglio di Tecniche dei test, questo pomeriggio appena sveglio ho appreso di essere stato ammesso alla Specialistica all'Università di Padova! Sono davvero contento. Ammetto che ho pensato che devo aspettarmi qualche bella "bastonata", giacché tutto sembra andare troppo bene. Poi penso che sto ricevendo il "pagamento" per tre anni di fatica, durante i quali ho affrontato una separazione, il ritorno dai miei, la decisione di fare della mia passione per la psicologia un lavoro, rimettendomi in gioco ad un'età non verdissima, e altre amenità come una bruciante storia d'amore con una collega dodici anni più piccola, alla quale penso tutti i giorni (storia che, come i lettori di più vecchia data sanno, è finita). Sono consapevole che ho potuto fare tutto ciò perché gli anni di lavoro mi hanno consentito di mettere qualcosa da parte e soprattutto perché ho i miei genitori. A loro devo molto.
Come dire Puzuzu-Regna-Ovunque-Ravvediti-O-Giovane-Allievo!!! Il sommo Puzuzu, signore-di-tutti-i-colpi-di-culo-non-solo-di-quelli-rumorosamente-puzzolenti, ha esaudito le mie preghiere: la data di consegna della tesi è stata prorogata al 31 ottobre.
Ad opera del dio Puzuzu, fonte-di-tutte-le-gioie-puzzose e del suo venerabile discepolo e sacerdote, mio Fratello, il tanto desiderato temperamatite elettrico si è materializzato sul tavolo del ristorante, in occasione del pranzo del mio compleanno. Ora mi resta solo di diventare psicoanalista!. Lode a Puzuzu e alle matite puntute!
P.S. Lo so, sta roba della matita puntuta è una roba fallica, frutto di spostamento della potenza virile su un oggetto materiale esterno, simbolo della capacità psicoanalitica di "penetrare" la psiche umana e tracciarne i percorsi e le trame con nettezza, come appunto un lapis segna la bianca carta. A me andrebbe bene anche una morosa!
L'amore non si può inventare. Ho avuto bisogno di calore, di occhi desideranti, dello sguardo amorevole di una donna che mi facesse sentire amato, desiderato, apprezzato. Il mio Super-Io rigido mi fa avvertire la soddisfazione di questo bisogno come illecita, immorale. Mi sento colpevole e per superare il senso di colpa mi metto a fare il carino, l'amorevole, l'affettuoso. Rivesto il pur lecito bisogno di sesso con una donna adulta e consenziente con un posticcio incartamento sentimentale. La cosa peggiore è che proietto la mia sottintesa regola morale, per la quale si fa l'amore perché ci si ama (!?), alla partner. Per me la regola è giusta - penso - e di conseguenza lo è anche per lei - mi dico. Concludo che, visto che lei mi sembra sinceramente presa da me, allora i suoi sentimenti per me sono "puri" e io invece li sto tradendo nel peggiore dei modi. Non ho voglia di sentirla ogni minuto, non mi manca il più delle volte, in poche parole non è Amore. (Ovviamente, al contrario, per lei va tutto benissimo, vuole vivere con me quello che viene e se poi è solo una storia, va bene uguale; ma io, direi giustamente, le piaccio e questo le basta). É vero che non è Amore. Sarebbe bello se riuscissi ad accettare che non sono un pio esempio di moralità e che è anche lecito volere fare sesso con una persona, senza che sia per forza un grande Amore. Come dire - accettare le parti "cattive" di me, smetterla di proiettarle sugli altri e dipingerli come perfidi e calcolatori (è in buona parte immondizia mia); ma smettere anche di immaginare gli altri "buoni" quando non lo sono nel modo iperbolico che io attribuisco loro. Quando i miei Amori sono finiti ho sempre sofferto come un cane, come da quando è finita con il mio Angelo Pazzo (bel soprannome per una donna di cui si dice di essere innamorati!). Ho sempre avvertito una sensazione di annientamento: grazie al cazzo, mi viene da dire! Le ho sempre "farcite" di tutte le cose migliori di me al punto che ogni separazione significava perdere me stesso, brandello dopo brandello.
Mi costa ammetterlo, ma certe volte non sono stato onesto, nemmeno con me stesso. Non ho avuto il coraggio di dire: "Non sono innamorato di te. Ho solo un disperato bisogno di una donna che mi guardi con occhi desideranti". Perché se siamo nel desiderio degli altri, allora esistiamo.
Domani è il mio genetliaco. Il trentaquattresimo! Mi sento triste anziché no. Quindi vi risparmio le tonnellate di nero che potrei fare uscire fuori, stile seppia melanconica, e vi ascoltate con me una canzoncina deliziosa. Vorrei che la mia vita fosse un po' più leggera.
Ora solo gli ultimi due esami mi separano dalla agognata laurea. Oggi ho sostenuto Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione, il quarantanovesimo esame: è andata bene. Gli ultimi due esami sono davvero tosti e nel contempo devo scrivere la relazione del tirocinio e completare la tesi, che consegnerò l'ultimo giorno utile. In questo momento vorrei accanto una persona che non c'è e non ci sarà più (nessun decesso, solo scelte). Penso a lei spesso, tutti i giorni, anche se so che è finita e che non poteva andare. A volte penso scioccamente che non amerò più nessuna. Smetto di dare i numeri, anzi... ve ne do altri!
Tecnica dell'intervista e del questionario: andata! Mai sollievo fu più grande. Sarà la stanchezza e la pressione che ho addosso, ma ho odiato questa materia come nessuna. Poi c'è da dire che nel corso del tempo gli interessi si chiarificano e non si riesce più ad appassionarsi a tutto.
Resto invece appassionato nei confronti di lettori e lettrici del mio blog, ai quali chiedo scusa per non avere replicato a nessuno dei copiosi commenti degli ultimi tempi. Non lo faccio nemmeno oggi, perché non ho il tempo per farlo come vorrei, con attenzione. Lo farò. Grazie a tutti/e, perché mi avete fatto sentire in compagnia, in buona compagnia.
"Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama."