Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
giovedì, 29 novembre 2007
Il post che ho scritto in occasione dell'ultimo esame s'intitolava ZERO. Mi piace questa cosa strana che è venuta fuori, per cui dal minimo (anzi dal niente, lo zero) si passa al massimo. Ce l'ho fatta! È stato un giorno bellissimo. Anzi, sono stati giorni bellissimi, perché i giorno precedenti lo sono stati altrettanto.
Mi hanno visto in un disco-pub nei pressi della tiburtina ballare come uno scalmanato fino alle tre del mattino, abbracciato sempre alla stessa donna meravigliosa. Mi hanno visto grondare di sudore su un MD 80 dell'Alitalia, preso al volo dopo una corsa ansimante attraverso i lunghi corridoi di Fiumicino. Mi hanno visto recuperare alla stazione degli autobus di Catania la valigia lasciata a Fiumicino e spedita dalla donna meravigliosa di cui sopra. Mi hanno visto rifinire la seduta di laurea fino all'una di notte e poi svegliarmi alle sei, arrivare a Enna alle nove, sedermi davanti alla commissione alle dodici, rialzarmi quindici minuti dopo per la proclamazione che potete guardare nel video sopra. Mi hanno visto tornare a Catania e sedermi, con alla mia destra mio cugino e alla mia sinistra mio fratello, a tavola. Ci hanno visto dividerci i tre antipasti di pesce, i tre primi e i tre secondi, nonché le tre bottiglie di Gewurztraminer, che è come dire una a cranio! Non mi hanno visto sentire la mancanza di alcune persone che non c'erano, ma io questa assenza l'ho sentita molto.
Chi mi guardasse ora, vedrebbe un uomo in vestaglia e pigiama, schiena molto dolorante, naso che cola, gola che pizzica, catarro, tosse e malinconia. Non c'ho più l'età (!?)... ma si può rinunciare ad innamorarsi, a fare follie per amore e con il tuo amore, a riprendere la tua vita in mano e laurearti alla veneranda età di trentaquattro anni? La mia risposta è: manco per cazzi! Ora mi aspetta Padova e la specialistica. E la mia Picicia...

Dimenticavo, do i numeri per l'ultima volta.
Ruota di Roma: 1, 2, 7, 22, 85
Ruota di Venezia: 3, 10, 11, 27, 73

scritto da: Psicotango alle ore 12:05 | link | commenti (34)
categorie: amore, università
mercoledì, 28 novembre 2007
Una coppia di giovani giapponesi sonnecchiava davanti a lui, destandosi di tanto in tanto. Durante le pause tra un periodo di sonno e l'altro, si coccolavano dolcemente. L'uomo sembrava adulto, mentre la donna pareva poco più che una liceale. Pensò che questa valutazione sull'età fosse il frutto di un errore dovuto ai tratti somatici. Sapeva di non essere abituato a connettere i tratti somatici degli orientali e le età, e che quindi la sua valutazione era passibile di ampi margini di errore.
Al suo arrivo, l'uomo gli comunicò a gesti la propria disponibilità a cedergli il proprio posto. Rifiutò con un sorriso. Solo alcune ore dopo avrebbe scoperto che il giapponese occupava un posto non suo, bensì quello di un romano fastidiosissimo che sarebbe salito sul treno a Firenze e che si sarebbe accomodato accanto a lui, invece che di fronte, per il resto del viaggio. Dal suo accesso al treno fino all'arrivo a Roma, l'orrido burino avrebbe parlato ininterrottamente al cellulare con una decina di persone diverse, raccontando a tutte una massiccia dose di cazzi suoi, dose che anche il nostro malcapitato dovette assumere contro voglia. Il giapponese sorrideva con biasimo, mentre un ex-hippy scuoteva la testa in segno di palese disapprovazione verso il laziale maleducato.
Nonostante la sonora compagnia, il nostro scrisse buona parte della sua orazione per la seduta di laurea che lo attendeva nemmeno cinque giorni più tardi. Distoglieva lo sguardo dal foglio, sollevava la penna dal foglio e si perdeva nell'immagine mentale del sorriso della sua donna. Sapeva che, dall’inizio del viaggio alla sua conclusione, sarebbero passate quattro ore e che ne erano già passate più di tre. Non era agitato. Godeva di una gioia calma, placida, piena. Si sentiva così da quando l’aveva incontrata la prima volta, nel paese natale di lei, e guardandola negli occhi splendenti aveva sentito un amore rotondo, vivo, emozionante, vibrante. Il fatto che lo turbò fu che si rese conto da subito di amarla da sempre e di conoscerla da poco.
Indossò l’impermeabile nero, mise a tracolla la borsa di cuoio, nera anch’essa, e attese l’ingresso del treno a Termini, come colui che sa che ad attenderlo c’è un amore antico e consolidato. Percorse la lunga banchina da solo, lentamente, regalando alle articolazioni delle gambe nuova elasticità. Ci fu un istante preciso in cui la vide corrergli incontro, il più bel sorriso del mondo, e la calma serena si trasformò immediatamente in una vampa. La felicità, come un torrente in piena, gli scorreva nelle vene, sprizzava da ogni poro, si mischiava a quella di lei, che intanto lo abbracciava forte, e rientrava in lui facendolo sentire amato e dandogli la precisa sensazione che anche lei si sentisse amata per come desiderava. Si baciarono. Percorsero il restante pezzo di banchina abbracciati e abbracciati restarono per tutto il resto di quella giornata ormai al tramonto e per tutti i due giorni successivi.
Il risveglio della mattina li vedeva telecomandati, automatici e reciproci nel cercarsi, con gli occhi ancora chiusi e pieni di sonno. I corpi caldi si abbracciavano, per continuare a dormire ancora l’uno stretto all’altra. Poco dopo, una carezza seguita da un bacio e poi un altro. La coscienza si riappropriava dei loro corpi e bramava di sapere che l’altro c’era ancora, che non era stato solo un sogno, che l’appagamento del desiderio non fosse un’allucinazione. Non era stata allucinazione nemmeno la cena che lei aveva preparato per lui la sera precendente. Si era sentito importante, il destinatario delle cure, delle buonissime cure di lei. La mattina era trascorsa svegliandosi e, quando si concluse, lui si era ritrovato tutto dentro il suo mondo quotidiano.
Passarono altri giorni, alcuni insieme e altri lontani, durante i quali dissero di amarsi centinaia di volte, ballarono avvinghiati come quattordicenni, passeggiarono, mangiarono, brindarono, fecero l’amore, parlarono, si scambiarono regali, sguardi, speranze e paure; si fecero fotografie reciprocamente, si cercarono ancora appena svegli, si baciarono, corsero all’aeroporto e per tutto l’aeroporto per non perdere l’aereo, spedirono valigie rimaste a terra perchè il volo era già chiuso; lei, in quei giorni, andò a lavoro, non riuscì a studiare ed ebbe paura di sentire l’assenza di lui; lui non riuscì a finire di preparare la seduta di laurea, si laureò e fu triste che lei non era lì, in carne ed ossa.


scritto da: Psicotango alle ore 14:06 | link | commenti (9)
categorie: amore, racconti
lunedì, 26 novembre 2007
Ho aperto la valigia.
Ha conservato il tuo odore e il mio odore
insieme.

scritto da: Psicotango alle ore 20:44 | link | commenti (3)
categorie:
mercoledì, 21 novembre 2007
I sassi levigati dal mare,
dolci e rotondetti,
somigliano ai piedi della donna mia

Le file di bianchi muri a secco,
tra le campagne assolate,
splendono come i denti della donna mia.

Gli irti cespugli di timo,
tra le Cave degli Iblei,
odorano come la pelle della donna mia.

La ricotta che passa attraverso il setaccio,
con lo zucchero e la cannella,
è dolce come la donna mia.

Gli occhi furbi dei monelli per strada,
occhi arabi e ridenti,
sono intelligenti come la donna mia.

I colli vulcanici che conducono al mare
e il laghetti dolci di Cava Grande
sono sinuosi come la donna mia.

Il caldo bruciante e giallo dell'estate
e il brivido bianco dell'Etna d'inverno
sono capricciosi come la donna mia.

Il sale del mare,
tremendo e benigno,
è fonte di vita come la donna mia.

Una lingua antica,
che parla di chi è morto e di chi deve nascere,
stupisce come la donna mia.

Il ritmo del cuore,
la tammorra e la mano che batte,
è suono d'amore come la donna mia.

È tutto,
meraviglia e tempesta,
ma non è mia la donna mia.

scritto da: Psicotango alle ore 00:35 | link | commenti (5)
categorie: amore
lunedì, 19 novembre 2007
Il tempo mi sfugge di mano. Vibro, folle d'amore e concentrarmi è impossibile, anche per preparare la seduta di laurea che si avvicina. Ma devo e troverò il modo di farlo. Ho capito che, per me, scrivere richiede stabilità e da qualche tempo a questa parte la stabilità è assente nella mia vita. In attesa della laurea, sono stato e sono a Padova, per seguire le lezioni e perderne il meno possibile. Sono entusiasta delle lezioni. Giorno 27 mi laureo e pochi giorni dopo trasferirò compiutamente la mia vita a Padova. Questo post è poverissimo, rispetto al mondo in fioritura che ho dentro. Lo pubblico comunque; forse, servirà per riprendere il filo del discorso. Perché i lutti hanno sbriciolato le parole, l'amore le ha rese superflue, i traguardi raggiunti le hanno rese ridondanti. Invece voglio parlare della morte, del mio amore per la mia tenera piccola iena, dei miei interessi e dei miei traguardi e fallimenti. A presto.

scritto da: Psicotango alle ore 12:43 | link | commenti (2)
categorie: parole, amore, università
martedì, 13 novembre 2007
Mandare migliaia di baci
Immaginare i colori di infinite carezze
Intrecciare le nostre mani in sorrisi
Leccare l'adrenalina degli arrivi e delle partenze
Dire la verità
Gustare la vita nello scintillio salino della tua saliva
Vedere a occhi chiusi paure tremanti
Tracciare rotte su nuove carte
Bramare la scoperta di nuovi territori
Dormire cullando te bambina nei miei sogni
Proteggere il tuo sguardo incantato
Nutrirmi del tuo desiderio per me
Scegliere il buono, il bello, il bene
Donare l'onestà della scelta
Cucinare per la tua pancia
Desiderare il tuo ventre, le tue labbra e il tuo seno
Pensare come fare felice me con te
Volere
e Sentire
e Intuire
e Amare te

scritto da: Psicotango alle ore 00:23 | link | commenti (11)
categorie: amore
domenica, 04 novembre 2007
Nei giorni in cui non sono riuscito a scrivere sono stato pieno di vita "reale". Sembra quasi che, se vivo intensamente, la vita stessa espella la virtualità. Poi, in momenti come questo, sento di avere bisogno di parlarmi e lo faccio su queste pagine. Il blog è consolatorio e transizionale, come il ciuccio o la coperta di Linus; sta tra il reale fuori e il reale dentro la mia testa ed è uno spazio di condivisione tra la mia mente e quelle di chi legge. A volte sento proprio che per "digerire" i miei pensieri ho bisogno di lettori e delle loro menti.

Sono stato portatore di brutte notizie. Oggi ho detto a mio fratello che la nostra cagnetta, Zoe, è morta. Abbiamo pianto, su una panchina, e io ancora ho fiumi di lacrime che non riescono ad uscire. Sento lutti ancestrali tormentarmi, emergere a ondate e poi sopirsi. Non riesco a scrivere altro.

scritto da: Psicotango alle ore 20:37 | link | commenti (17)
categorie:
sabato, 03 novembre 2007
Non riesco a scrivere.
Tesi consegnata.
Attendo seduta di laurea per fine novembre.
Sono a Padova.
Cerco casa.
Seguo lezioni.
Non voglio stare male per amore.
Non voglio far star male per amore.
Prevalgono pensieri lieti.
Non devo avere fretta.
Mi sento colmo di tante cose,
tanto da non riuscire ad esprimermi,
quasi per paura di scoppiare di gioia
o morire di paura.
E intanto sorrido.

scritto da: Psicotango alle ore 23:23 | link | commenti (6)
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"Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama."

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