Ho visto una persona che conosco, poco invero, in questo "Relazioni pericolose" di Magritte. L'ho vista perché so che le piacciono i film in costume, l'intrigo, lo specchio, ciò che è contorto e si contorce. Anche le viscere le si contorcono. VISCERE. Infatti deve sviscerare, evacuare ogni pensiero, ogni ricordo, subito, senza filtro. É bella. Come bel dipinto, che le somiglia. Io ho smesso di salvare gente. Mi sono stancato. Lei leggerà, lo so, e si riconoscerà nel quadro e nelle mie parole. É polemica e accusa me di esserlo. É sarcastica e si proclama ironica. É pesante e si pensa light. É divisa in due e la divisione le costa dolore e fatica, perché reggere lo specchio per riflettere l'immagine che deve sostenere è molto faticoso. Non può lasciarsi andare, se non con chi non pagherà mai il prezzo giusto, se non con chi la dileggerà come carne da macello. Perché ha imparato ad amare, a vivere così e non vuole altri esempi, altri modelli, altre possibilità. Si fa amare così, senza passione, senza corpo, e il suo corpo non lo fa valere nulla, non lo ama, non lo onora e altrettanto consente di fare agli amanti. A reggere lo specchio le vengono i crampi allo stomaco. Perché lo specchio è uno scudo, ma contemporaneamente un'arma a doppio taglio. Il taglio del doppio, il segno della scissione. La difende, ma ogni minuto di difesa costa il suo equivalente in vitalità. Lo specchio proietta la nostra immagine, i nostri mostri autoprodotti, donandoci l'illusione che non albergano in noi, bensì fuori. Lo specchio è masturbatorio, come fare l'amore con uno che non ti tocca nemmeno, che non c'è. Lo specchio è un fallo che porta la sua immagine. Non esiste nessun diavolo tentatore. Esiste solo la nostra scelta di reggere il gioco al "demonietto" che è in noi e regalargli un posto sulla scena della nostra esistenza. Lei però ama la bellezza. Mi piacerebbe che questo, e di certo non io, la salvi. Che la bellezza la renda meno polemica, madamoiselle!
