
L'amore non si può inventare. Ho avuto bisogno di calore, di occhi desideranti, dello sguardo amorevole di una donna che mi facesse sentire amato, desiderato, apprezzato. Il mio Super-Io rigido mi fa avvertire la soddisfazione di questo bisogno come illecita, immorale. Mi sento colpevole e per superare il senso di colpa mi metto a fare il carino, l'amorevole, l'affettuoso. Rivesto il pur lecito bisogno di sesso con una donna adulta e consenziente con un posticcio incartamento sentimentale. La cosa peggiore è che proietto la mia sottintesa regola morale, per la quale si fa l'amore perché ci si ama (!?), alla partner. Per me la regola è giusta - penso - e di conseguenza lo è anche per lei - mi dico. Concludo che, visto che lei mi sembra sinceramente presa da me, allora i suoi sentimenti per me sono "puri" e io invece li sto tradendo nel peggiore dei modi. Non ho voglia di sentirla ogni minuto, non mi manca il più delle volte, in poche parole non è Amore. (Ovviamente, al contrario, per lei va tutto benissimo, vuole vivere con me quello che viene e se poi è solo una storia, va bene uguale; ma io, direi giustamente, le piaccio e questo le basta). É vero che non è Amore. Sarebbe bello se riuscissi ad accettare che non sono un pio esempio di moralità e che è anche lecito volere fare sesso con una persona, senza che sia per forza un grande Amore. Come dire - accettare le parti "cattive" di me, smetterla di proiettarle sugli altri e dipingerli come perfidi e calcolatori (è in buona parte immondizia mia); ma smettere anche di immaginare gli altri "buoni" quando non lo sono nel modo iperbolico che io attribuisco loro. Quando i miei Amori sono finiti ho sempre sofferto come un cane, come da quando è finita con il mio Angelo Pazzo (bel soprannome per una donna di cui si dice di essere innamorati!). Ho sempre avvertito una sensazione di annientamento: grazie al cazzo, mi viene da dire! Le ho sempre "farcite" di tutte le cose migliori di me al punto che ogni separazione significava perdere me stesso, brandello dopo brandello.
Mi costa ammetterlo, ma certe volte non sono stato onesto, nemmeno con me stesso. Non ho avuto il coraggio di dire: "Non sono innamorato di te. Ho solo un disperato bisogno di una donna che mi guardi con occhi desideranti". Perché se siamo nel desiderio degli altri, allora esistiamo.