L'anno scorso un mio caro amico mi ha tirato fuori dal fondo del letto. Quando speravo che una morte improvvisa mi sollevasse dal dover sopportare la sofferenza per la conclusione, dopo quattordici anni, della relazione con la mia ex moglie, il mio amico si presentò puntuale.
"Vestiti" - disse con serena e amichevole autorità.
"Mavafffsdbndsd vnvsdndtu e quelladsndsjdsscnnniwncvogliomorire...." - biscicai io con autentica e profonda anedonia.
"Dai, vestiti che andiamo a pranzo fuori".
Fu come sollevarsi dopo una lunghissima degenza in ospedale. I dolori del corpo erano pari a quelli della mente. Mi lavai la faccia come un mimo, per finta. Il resto non serviva, non esisteva, non lo sentivo. Quindi non lo lavai, il resto. Andammo in un paese vicino, cercando un qualsiasi ristorante. Mangiammo all'aperto e malissimo, ma ancora oggi penso che quello fu il giorno in cui la salita finì. Ancora fumavo e bevevo e i bicchieri di vino seguivano le sigarette in un gioco a rimpiattino autodistruttivo.
Il mio amico è uomo d'azione. Parla poco e crede nei fatti. Come Wittgenstein, che lui non sa nemmeno chi cazzo è. Fa il vigile del fuoco, mestiere per gente che non ama la chiacchiera inutile.
"Vieni a nuotare con noi" - mi disse disse con serena e amichevole autorità.
"Forse si" - dissi io tra una nuvola di fumo, le esalazioni del vino e l'unto della salsiccia.
Da novembre del 2006 al maggio di quest'anno ho nuotato con loro. Quest'ottobre ho ripreso e sarà l'ultimo mese. Un anno fa, la prima volta che l'allenatore prese il mio tempo sui 25 metri stile libero, il cronometro si fermò sui 17 secondi e 3 decimi. Non potrò più nuotare con loro, perchè tra poco cambio città. Oggi vorrei ringraziare ancora una volta il mio amico e tutti i ragazzi (dai 20 ai 55 anni) con cui ho condiviso vasca e corsie, palette, ostacoli subacquei e manichini da trasporto. Mi ero fermato, rallentato, arreso e non correvo più. Oggi sono di nuovo in cammino.
Oggi ho fermato il cronometro a 15 secondi e 9 decimi.