Era tardi. Poche ore dopo avrebbe dovuto sollevare la testa dal cuscino, prendere in mano il cellulare, premere il pulsante per stoppare la sveglia e telefonare. Avrebbe dovuto svegliarla, perché così erano rimasti d'accordo il giorno prima. Dopo di che, avrebbe dovuto essere sveglio a sufficienza per sollevare la testa dal cuscino e cominciare una nuova giornata di lavoro. Era tardi e pensava che certamente l'indomani sarebbe stato capace di svegliarsi per svegliarla, ma non era altrettanto certo che sarebbe stato capace di svegliarsi per se stesso. Forse, pensava in un silenzio piano e umido umanizzato da De André, forse lui era destinato ad amarsi per interposta persona. Per amare se stesso e impiegare le proprie energie nel coltivare attitudini e nel conquistare sogni, per amare se stesso doveva amare un'altra persona. E amarsi attraverso lei. Grazie a lei.
Era tardi e avrebbe voluto pensare tante cose, ma non riusciva a pensare altro che pensieri stantii, già pensati tante volte, pensieri ormai lisi. Se fossero stati vestiti li avrebbe buttati via con difficoltà, figuriamoci trattandosi di pensieri. Non si buttano via. In fin dei conti, gli piaceva molto autocommuoversi, indursi uno stato di leggera malinconia romantica. Non era condannato a dare, a darsi, ad amare. Era solo condannato a non amarsi, giudice impietoso, aguzzino, boia, torturatore di se stesso.