Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
venerdì, 29 febbraio 2008
Voglio dedicare un pensiero ad un giovane uomo che sta iniziando a soffrire molto. Lo conosco da poco. Oggi è il 29 del mese di Febbraio, un giorno che esiste ogni quattro anni. Spero che la sua sofferenza possa lasciarlo sano per poi allontanarsi da lui per lungo tempo, come il 29 Febbraio. Spero che possa essere consolato.

scritto da: Psicotango alle ore 19:41 | link | commenti (11)
categorie: amicizia

Commenti
#1   29 Febbraio 2008 - 20:42
 
Glielo auguro anche io. Anche se la sofferenza è parte della vita, fino in fondo.
un sorriso
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#2   01 Marzo 2008 - 11:53
 
Che questa sofferenza possa iautarlo a fare un viaggio dentro se stesso per recuperare il senso delel sue cose...
Che il prossimo 29 febbraio lui possa guardare a questa sofferenza con la tranquillità di chi ha tutti gli strumenti per gestirla....
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#3   01 Marzo 2008 - 15:47
 
Sono vicina a te in questo augurio.
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#4   01 Marzo 2008 - 23:56
 
Un gran bell'augurio...ma se lo girassimo anche alle donnine?
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#5   02 Marzo 2008 - 17:58
 
La sofferenza non è mai utile, tutt'altro. La fatica, quella sì, aiuta a confrontarsi con sè e con il mondo, ma il dolore no. Chi ha provato da vicino la sofferenza non può che sperare che nessuno mai debba conoscerla.

Marta.
utente anonimo

#6   03 Marzo 2008 - 15:41
 
***Beta2: non capisco il tuo "anche se". Il fatto che la sofferenza faccia parte della vita non toglie e non aggiunge nulla alla necessità umana di essere consolati; sofferenza e consolazione sono fatti in rapporto dialettico e, affinché una persona sia sana e non sia snaturata dalla sofferenza, è necessario che riesca a trovare una personale forma di consolazione. L'idea di una sofferenza che si da così come viene, ineluttabile e inelaborabile, fa parte di una mistica della sofferenza tipicamente cattolica che non mi sento di condividere. Un saluto.

***Psicodebby81: mi piace molto il tuo augurio; purtroppo sarà difficile che trovi gli strumenti, forse in tutta la sua vita. Un sorriso.

***angulusridet: allora sono in buona compagnia! :-)

***prospettyvadime: interessante che tu abbia visto la "contrapposizione" uomo-donna, perché non era nelle mie intenzioni comunicative. In senso generale ti seguo ed estendo l'augurio. Rispetto al caso specifico, a lei non posso augurare di essere consolata, ma di riuscire a soffrire. :-)

***Marta: come è difficile replicare al tuo commento! Alcune sofferenza sono carburante, sono formative, altre no. Credo di non essere d'accordo con il tuo "mai": a volte la sofferenza è utile. Ritengo che dipenda da cosa ciascuno di noi faccia con la sua sofferenza. Penso però che vada evitata e combattuta il più possibile. Un sorriso

***
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#7   04 Marzo 2008 - 01:10
 
"L'idea di una sofferenza che si da così come viene, ineluttabile e inelaborabile, fa parte di una mistica della sofferenza tipicamente cattolica che non mi sento di condividere."
ecco sai bene che sono credente ma non cattolica. A prescindere da ciò mi sento comunque di dissentire, perchè per un cattolico la consolazione è proprio il rifugio nel divino, e la mistica sofferenza è invece la ricerca di una soluzione alla sofferenza attraverso la preghiera, intesa come richiesta. Richiesta di desideri o di guarigione, richiesta di fine delle sofferenze. Ecco che anche il cattolico trova la sua consolazione, e il "sia fatta la tua volontà" va a farsi friggere.
Ma al di là della mia frase, forse più leggera di quel che tu intendevi, significava solo che purtroppo si soffre sempre, per tutta la durata della vita. Perchè quando trovi la consolazione a una sofferenza già un'altra è li pronta ad assalirti. Affermazione leggera e discutibile di chi qualcuna ne ha passata, ha sofferto il suo tot ed è a serate un po' sfiduciata dalla sua vita, e da se' stessa, fautrice della sua vita.
E qui si potrebbe stare settimane a parlare della veridicità di ciò che ho detto. Per questo ora vado a dormire.
Un bacio
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#8   04 Marzo 2008 - 15:36
 
Se per sofferenza intendi lavoro,sacrificio,studio,stringere i denti...sì,allora possiamo dire che la"sofferenza" è carburante e bla...bla...bla.
Ma se per sofferenza intendi dolore,tristezza, disperazione,depressione...allora quel "mai" ci sta proprio tutto.
Marta.
utente anonimo

#9   05 Marzo 2008 - 13:37
 
***Beta2
***Marta: la mia posizione è media rispetto alle vostre. Credo che la sofferenza sia inevitabile e utile, ma anche che sia giusto tentare di evitarne alcune perché inutili. Un esempio per tutti: l'amore. Soffrire per amore è inevitabile e molto utile, se poi si arriva a vivere una vita sentimentale appagante e serena. La sofferenza che deriva dal vuoto affettivo totale, da una mancanza cronica di amore, viceversa, si può e si deve evitare e non è utile. Non credo che sia la presenza o meno di stati di disperazione o depressione ad essere discriminante, perché è soggettivo cosa possa causare disperazione (il fidanzatino che ti lascia, come la perdita di un figlio), quanto la capacità di tali eventi causali nel disgregare le risorse della persona. Saluti
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#10   06 Marzo 2008 - 16:50
 
saluti.

M.
utente anonimo

#11   12 Marzo 2008 - 22:50
 
***Marta: a presto :-)
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