La mia stanza da studente fuori sede è piccola. Singola, ma piccola. Anche la scrivania è piccola. Ci entro a stento e ho dovuto togliere il cassetto che normalmente sta sotto il piano, perché se no le cosce gli sbattevano contro. Senza cassetto, che ora giace sotto il letto, è molto più confortevole. Sulla mia scrivania le cose si contendono lo spazio: il computer portatile mangia centimetri ai libri, questi alla lampada che, a sua volta, illumina dall'alto l'agenda dalla copertina rossa e il disco rigido esterno, la lampada di ricambio dei fari dell'auto che devo sostituire da alcune settimane e una tazzina di ceramica decorata con margherite su fondo blu. La tazzina questa notte porta per me e a me il sapore del marsala. Vecchio Florio. Secco. Superiore. Roba siciliana, roba buona.
Scrivo queste cose perché mi sono accorto che non ho più parlato semplicemente di me. Sono stato troppo preso a viverle e questo è stato un bene. Ora il pensiero si sta riappropriando dei suoi territori. Ho sentito più volte l'esigenza di scrivere cose semplici, quotidiane; di provare a condividere con chi legge ciò che scrivo, quello che vivo ogni giorno.
Una paura mi accompagna solerte negli ultimi tempi. Quella di ritrovarmi, tra qualche anno, sradicato. Un estraneo a Padova, dove sono venuto per studiare due anni, e un estraneo a Catania, da dove sono partito. Sono andato via carico di speranze e di dolore. Una città che mi respingeva, mi disgustava. Catania è lo scenario di tutte le mie perdite, dei lutti, delle sconfitte, ma anche il luogo delle amicizie, della famiglia, del mio primo lavoro, dei miei amori. Nel contempo, Padova è linda, funzionante, ordinata, così come fredda, estranea, deprimente. Temo di diventare un uomo-nessun-luogo. Temo di star male qui e lì. Nel frattempo mi stanco di temere e vado avanti, godendo delle mie conquiste, delle mie risorse, dei miei affetti. Ogni tanto mi perdo, tremo, mi sento solo, profondamente. Poi mi ricordo del dolore vissuto e mi ricordo che non ho più nulla da perdere. Non avevo nulla da perdere, perché ora posso perdere lei.