Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
giovedì, 13 marzo 2008
La mia stanza da studente fuori sede è piccola. Singola, ma piccola. Anche la scrivania è piccola. Ci entro a stento e ho dovuto togliere il cassetto che normalmente sta sotto il piano, perché se no le cosce gli sbattevano contro. Senza cassetto, che ora giace sotto il letto, è molto più confortevole. Sulla mia scrivania le cose si contendono lo spazio: il computer portatile mangia centimetri ai libri, questi alla lampada che, a sua volta, illumina dall'alto l'agenda dalla copertina rossa e il disco rigido esterno, la lampada di ricambio dei fari dell'auto che devo sostituire da alcune settimane e una tazzina di ceramica decorata con margherite su fondo blu. La tazzina questa notte porta per me e a me il sapore del marsala. Vecchio Florio. Secco. Superiore. Roba siciliana, roba buona.
Scrivo queste cose perché mi sono accorto che non ho più parlato semplicemente di me. Sono stato troppo preso a viverle e questo è stato un bene. Ora il pensiero si sta riappropriando dei suoi territori. Ho sentito più volte l'esigenza di scrivere cose semplici, quotidiane; di provare a condividere con chi legge ciò che scrivo, quello che vivo ogni giorno.
Una paura mi accompagna solerte negli ultimi tempi. Quella di ritrovarmi, tra qualche anno, sradicato. Un estraneo a Padova, dove sono venuto per studiare due anni, e un estraneo a Catania, da dove sono partito. Sono andato via carico di speranze e di dolore. Una città che mi respingeva, mi disgustava. Catania è lo scenario di tutte le mie perdite, dei lutti, delle sconfitte, ma anche il luogo delle amicizie, della famiglia, del mio primo lavoro, dei miei amori. Nel contempo, Padova è linda, funzionante, ordinata, così come fredda, estranea, deprimente. Temo di diventare un uomo-nessun-luogo. Temo di star male qui e lì. Nel frattempo mi stanco di temere e vado avanti, godendo delle mie conquiste, delle mie risorse, dei miei affetti. Ogni tanto mi perdo, tremo, mi sento solo, profondamente. Poi mi ricordo del dolore vissuto e mi ricordo che non ho più nulla da perdere. Non avevo nulla da perdere, perché ora posso perdere lei.

scritto da: Psicotango alle ore 02:00 | link | commenti (8)
categorie: diario
giovedì, 04 ottobre 2007
Affinità elettiveCi si contiene l'uno con l'altra, per contenere una speranza, una promessa, l'idea di un futuro. Una nuova idea, una nuova vita. La gabbia contiene l'idea dell'uccellino e l'uovo quella della gabbia per il nuovo nato. Come dire, ci si aspetta che le cose vadano così.
Sono le mie aspettative che mi fanno sentire una gabbia vuota oppure un uovo senza nido. Sono io troppo piccolo per l'uovo o l'idea stessa dell'uovo è un'enormità? Potrebbe valere la pena di smettere di considerare la gabbietta necessaria, e smettere di pensarsi contenitore di esistenze altrui; potrebbe, al contrario, essere produttivo accettare che la gabbia, come le case, è fatta per riempirsi di vita e svuotarsi, come un ventre materno. Oppure che l'uovo non ha bisogno della gabbia o, ancora, che le affinità elettive, questo è il titolo del dipinto di Magritte, sono una promessa di infelicità. Perché sono affini entità separate, per definizione, e il loro essere sta nel separarsi, nel perdersi. La gabbia non ha aperture: non vorrei essere prigione né prigioniero, ma forse non è possibile. Siamo prigionieri del desiderio degli altri e del nostro, della ripetizione dell'uguale. E se invece dell'uccellino fosse una frittata in gabbia?

scritto da: Psicotango alle ore 18:19 | link | commenti (7)
categorie: diario
giovedì, 27 settembre 2007
Il cinquantesimo esame: Tecniche dei test di personalità in età evolutiva è un ricordo, ormai. Ora resta l'ultima materia. Oggi è stata una giornata pesante, angosciosa. Non ero preparato come al solito e la paura di non riuscire a laurearmi a novembre e di perdere un anno per l'iscrizione alla specialistica mi ha provato. Tornato a casa ho dormito come un bimbo. Le buone notizie in questi giorni si sprecano: dopo la proroga della consegna della tesi e il superamento dello scoglio di Tecniche dei test, questo pomeriggio appena sveglio ho appreso di essere stato ammesso alla Specialistica all'Università di Padova! Sono davvero contento. Ammetto che ho pensato che devo aspettarmi qualche bella "bastonata", giacché tutto sembra andare troppo bene. Poi penso che sto ricevendo il "pagamento" per tre anni di fatica, durante i quali ho affrontato una separazione, il ritorno dai miei, la decisione di fare della mia passione per la psicologia un lavoro, rimettendomi in gioco ad un'età non verdissima, e altre amenità come una bruciante storia d'amore con una collega dodici anni più piccola, alla quale penso tutti i giorni (storia che, come i lettori di più vecchia data sanno, è finita). Sono consapevole che ho potuto fare tutto ciò perché gli anni di lavoro mi hanno consentito di mettere qualcosa da parte e soprattutto perché ho i miei genitori. A loro devo molto.

1, 3, 28, 50, 90 sulla ruota di Venezia.

scritto da: Psicotango alle ore 19:41 | link | commenti (5)
categorie: diario, sogni, esami, università, aspirazioni
sabato, 22 settembre 2007
PerspicacityL'amore non si può inventare. Ho avuto bisogno di calore, di occhi desideranti, dello sguardo amorevole di una donna che mi facesse sentire amato, desiderato, apprezzato. Il mio Super-Io rigido mi fa avvertire la soddisfazione di questo bisogno come illecita, immorale. Mi sento colpevole e per superare il senso di colpa mi metto a fare il carino, l'amorevole, l'affettuoso. Rivesto il pur lecito bisogno di sesso con una donna adulta e consenziente con un posticcio incartamento sentimentale. La cosa peggiore è che proietto la mia sottintesa regola morale, per la quale si fa l'amore perché ci si ama (!?), alla partner. Per me la regola è giusta - penso - e di conseguenza lo è anche per lei - mi dico. Concludo che, visto che lei mi sembra sinceramente presa da me, allora i suoi sentimenti per me sono "puri" e io invece li sto tradendo nel peggiore dei modi. Non ho voglia di sentirla ogni minuto, non mi manca il più delle volte, in poche parole non è Amore. (Ovviamente, al contrario, per lei va tutto benissimo, vuole vivere con me quello che viene e  se poi è solo una storia, va bene uguale; ma io, direi giustamente, le piaccio e questo le basta). É vero che non è Amore. Sarebbe bello se riuscissi ad accettare che non sono un pio esempio di moralità e che è anche lecito volere fare sesso con una persona, senza che sia per forza un grande Amore. Come dire - accettare le parti "cattive" di me, smetterla di proiettarle sugli altri e dipingerli come perfidi e calcolatori (è in buona parte immondizia mia); ma smettere anche di immaginare gli altri "buoni" quando non lo sono nel modo iperbolico che io attribuisco loro. Quando i miei Amori sono finiti ho sempre sofferto come un cane, come da quando è finita con il mio Angelo Pazzo (bel soprannome per una donna di cui si dice di essere innamorati!). Ho sempre avvertito una sensazione di annientamento: grazie al cazzo, mi viene da dire! Le ho sempre "farcite" di tutte le cose migliori di me al punto che ogni separazione significava perdere me stesso, brandello dopo brandello.
Mi costa ammetterlo, ma certe volte non sono stato onesto, nemmeno con me stesso. Non ho avuto il coraggio di dire: "Non sono innamorato di te. Ho solo un disperato bisogno di una donna che mi guardi con occhi desideranti". Perché se siamo nel desiderio degli altri, allora esistiamo.

scritto da: Psicotango alle ore 09:07 | link | commenti (14)
categorie: amore, diario, sesso, psicoanalisi
venerdì, 07 settembre 2007
Oggi mi sono svegliato in autunno. Nuvole basse e veloci nascondono le cime delle colline che circondano la mia casa, in verità vecchi coni vulcanici non più attivi. Più in alto, nuvoloni grigi e pesanti lottano con un cielo azzurro estate e un altro bianco autunno. Settembre è il mio mese, "il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, dopo l'estate porti il dono usato della perplessità - Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,  come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità". Ho tanto studio da fare per completare la tesi e le quattro materie che mancano. Ho ritrovato il piacere di studiare, un poco perché le materie che sto studiando e la tesi mi piacciono, ma anche perché, come sempre, lavorare sotto stress (eustress) mi esalta. É una delle mie tante contraddizioni: detesto non avere tempo, non potermela prendere comoda, non potere rilassarmi e pensare, ma poi devo non avere tempo per portare le cose a compimento. Forse accade solo per le cose che per me sono ambivalenti, che riassumono in loro traguardi desiderati e nuovi inizi temuti. Poi penso che quasi tutto è ambivalente, anzi multivalente. Allora mi dico che non ho motivo di avere paura. E continuo a studiare.

scritto da: Psicotango alle ore 10:16 | link | commenti (4)
categorie: diario, università, quotidianità, io
venerdì, 30 marzo 2007
Ho paura.

scritto da: Psicotango alle ore 11:08 | link | commenti (7)
categorie: diario, sentimenti
mercoledì, 21 marzo 2007
Oggi sull'Etna ha nevicato! Sto per andare all'università solo per registrare un esame svolto precedentemente. Scrivo queste poche righe bevendo un the prima di prendere la porta di casa, come un sub che prende fiato prima dell'apnea. C'è ancora vento, oggi. A me non piace, come agli animali; mi inquieta. Mi piacerebbe però che spazzasse via il dolore che provo. Mi manca molto mio fratello. Il mese prossimo lo rivedrò per una sola settimana e già penso al momento in cui ripartirà, alla tristezza che ricoprirà tutto. Questo è uno dei miei problemi: invece che vivere quanto di bello accade, vivo anticipatamente la fine di queste belle cose. Fine che inevitabilmente arriva, così come arriva per le cose brutte (chiedo scusa per l'uso idiota del termine cosa), per fortuna. Ieri non sono andato a ballare in milonga. Ero troppo stanco. La sera e la mattina sono i momenti in cui l'assenza di una compagna si fa sentire di più. Lavoro, casa, amore: tre priorità, bisogni di cui Almost30 parla nel suo blog (andate a leggerlo, merita). Sono d'accordo con lei. Io non ho nessuno dei tre, al momento. Devo andare, quindi, per conquistarli.

scritto da: Psicotango alle ore 09:27 | link | commenti (3)
categorie: diario, fratello, tango

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