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I personaggi: Dr. Psycho, il suo coinquilino Crocifisso e la di lui fidanzata Addolorata. Interno giorno.
Crocifisso: Toc toc...
Dr. Psycho: (...azz!) Avanti...?
Crocifisso: Scusa, maaaa... il secchio e lo straccioooo... che faccio?...
Dr. Psycho: (...?) ... beh! Sciacqui lo straccio, idem col secchio e li riponi...
Crocifisso: ...ahhh, grazie!
Dr. Psycho: Figurati :-)
Addolorata: Crocifissooooo, brutta checcaaa, hai finito o devi ancora perdere tempoooooo...?
Crocifisso: ...
Crocifisso: Toc toc...
Dr. Psycho: (...all'anim'ecchittèmmuort') Siiii...?
Crocifisso: Scusa, maaaa... come deeevoo fareeee con il secchiooo e lo stracciooo?...
Dr. Psycho: (caca nel secchio, tappa la bocca di Addolorata con lo straccio e rovesciale il secchio in testa, apri la porta di casa e buttala fuori a calci in culo) ... in che senso?
Crocifisso: ...cioè...uhm...come si fa?
Dr. Psycho: Versa l'acqua del secchio nel cesso, sciacqua il secchio e lo straccio nella vasca da bagno e infine sciacqua la vasca :-)
Crocifisso: ahhh... grazie! ... e poi lo straccio dove lo metto?
Dr. Psycho: ... potresti infilarlo..., nello sgabuzzino, mettilo nello sgabuzzino :-)
Crocifisso: e non cola?
Dr. Psycho: ...se lo strizzi bene prima, no...
Crocifisso: e dove lo metto?
Dr. Psycho: (mi alzo e lo accompagno allo sgabuzzino) ...lo appendi a questo chiodo! :-)
Crocifisso: Grazie!!!
Dr. Psycho: Senti Fisso, io giovedì ho un esame... ti serve altro? Sai, mi devo concentrare...
Crocifisso: (sorride e alza il braccio, come per scusarsi) ...
Dr. Psycho: ( ...neuropsichiatria psicodinamica... solo due giorni...)
continua...
Sono passati solo pochi minuti dal post precedente e ho capito il perché dell'angoscia di questi giorni. Per mesi ho atteso il ritorno estivo di mio fratello. Avrebbe soggiornato in Sicilia per un mese o forse più. Erano tanti mesi che non tornava a casa. Era contento e io lo ero di più. L'incontro con i nostri genitori è stato peggiore del solito. Non sono passati nemmeno tre giorni che è arrivata la tragedia, ovviamente greca come si conviene a noi abitanti della Magna Grecia. Quello che doveva essere un periodo di ritrovo familiare si è trasformato in un incubo. Un incubo che ha ovviamente al centro la madre/Medea e la sua sadica voglia di condizionare i destini di tutti a qualunque prezzo, anche uccidendo i figli. Io ero riuscito per mesi a sopportare una situazione pesantissima, motivato dalla prospettiva che finita la triennale sarei tornato a vivere a distanza di sicurezza dai miei vecchi. L'idea del suo ritorno era un balsamo. Oggi ho capito che non posso contare nemmeno su di lui. La sua giovane fidanzata fa le bizze, i genitori esibiscono comportamenti deliranti e il fratello si esce un appello il 21 agosto (?) e il giorno prima della nostra partenza in campeggio mi annuncia che non ce la fa a studiare qui, che io si che ci riesco perché sono un grande a riuscire ad andare avanti in questo fiume di merda ma lui non ce la fa, ha bisogno di andarsene. Io resterò di nuovo solo in una situazione degna di Paura e delirio a Las Vegas e prima di quanto pensassi. É inutile, il fratello è un battitore libero: quando incontra una difficoltà, lui si eclissa. Io invece tendo a fare gruppo per affrontare le difficoltà. Non posso fare gruppo nemmeno con mio fratello, ora lo so. I miei genitori hanno sentito l'esigenza di trasformare questo difficile agosto di studio o apprensione in un inferno: lo hanno fatto senza preoccupazione. Mio fratello ha sentito l'esigenza di allontanarsi da quest'inferno e di andare a risolvere i suoi problemi di coppia (auguri): lo ha fatto.
A me resta il ruolo del paziente designato, quello che deve essere matto, quello che deve esprimere, portare fuori, esorcizzare il malessere della famiglia. Dire che ne ho piene le tasche è poco.
L'angoscia era dovuta all'ennesimo abbandono prossimo venturo, quello simboleggiato dalla temuta partenza anticipata (leggi morte improvvisa) di mio fratello. Per me funzione così dall'età di 6 anni, quando improvvisamente morì la mia cuginetta Monnalisa (ecco perché adoro l'arte e il mio senso è la vista). Sono triste, certo, ma il comprendere certe dinamiche mi consente finalmente di governarle, almeno tanto quanto basta per non continuare a farsi schiacciare.
É cosa complicata. La vita è cosa complicata. Quando il tuo mondo ti crolla attorno, le scenografia rovinano per terra, le luci in sala rivelano una platea vuota, senza nessuno tra il pubblico, quando lo stesso teatro, dove giorno dopo giorno davi le tue repliche, è evaporato pietra dopo pietra e giorno dopo giorno, quando sulla scena di un teatro del nulla sei rimasto solo, ecco, in quel momento la più grande tristezza concepibile ti avvolge come una coperta pietosa, candida, pesante. Ti senti mancante, senza speranza, triste fino al midollo. Io mi sento così. Sono stanco di sentirmi così, perché vorrei essere allegro e sorridente, vorrei tirare fuori il mio lato creativo più solare, infantile, quello innamorato della vita, segugio della conoscenza e dello stupore del mondo, amante del godimento. Invece non riesco. So bene che sto costruendo il mio futuro, che non sono vinto per nulla, ma è una consapevolezza che fatico a tenere viva, a fare agire come carburante. Non riesco più nemmeno a scrivere.
Questa mattina non riuscivo ad alzarmi dal letto. Il primo pensiero è, come sempre, il mio angelo pazzo, un pensiero che fino a qualche tempo fa mi dava voglia di vivere. "Ti amo da vivere" le scrissi in un sms. Oggi lei è un pensiero che mi angoscia. Mi ero convinto che fosse l'unica cosa bella della mia vita, anche se sapevo che non lo era. Ho caricato la sua figura di tutte le cose buone che volevo trovare fuori da me, cose buone che in verità mi appartenevano. Quindi ora mi sento deprivato di quelle cose buone, come se in questo moto proiettivo io avessi perso ogni bene. In più, mi sento carico di tutti i suoi mali. É diventato difficile fare qualsiasi cosa e negli ultimi due giorni anche alzarsi la mattina.
Ho smesso di fumare un paio di mesi fa. Ora devo smettere di pensare al mio angelo pazzo.
É difficile riprendere a scrivere. Dovrei fare molte cose diverse dallo scrivere sul blog, ma il punto è che non riesco. Sento che, giorno dopo giorno, il veleno sta allentando la presa, ma mi chiedo quanto tempo richiederà una guarigione completa. Oggi sono andato all'università e ho trovato piacevole non trovare a lezione il mio angelo pazzo. Mi sono stupito di questa sensazione. Sono stato bene a non averla, a non vederla. Mi sono ripromesso di riuscire a non vederla anche guardandola, di riuscire ad essere sereno anche quando la incontrerò a lezione. Non so se sarò davvero capace e temo la verifca. L'ultima volta sono stato malissimo. Devo prendermi cura di me.
Venerdì, Sabato e Domenica: tre lezioni di tango consecutive! Conto di andare a ballare in milonga durante la settimana. Ho conosciuto delle persone gradevoli nella nuova scuola.
In questo momento il mio (mio non più, in un certo senso, ma lo dico con tenero affetto e senza venature di possesso) angelo pazzo è on line su MSN. Cancellare il suo contatto dalla mia lista? Pensare cose del genere mi pare una fuga, anche se devo ammettere che l'idea di "cancellarla" dalla mia vita (vita psichica, intendo) mi solletica e se eliminare il contatto servisse ... perché no!?
Entro il mese ritorno a vivere da solo. Devo introdurre cesure, discontinuità che mi consentano i riprendere il filo del discorso, del mio discorso, la ricerca del mio benessere e la costruzione di me. Tornare a fotografare, scrivere, fare l'acquerello, cucinare, vedere film ... vivere. Vorrei fare nuove Amicizie, che scrivo con la A maiuscola perché vorrei fossero contatti di pensiero, condivisione di spazi di comprensione, comunione di esperienze semplici.
Non mi piace quello che ho scritto oggi, però avevo voglia di scrivere. Avevo voglia anche di inserire una foto fatta da me. Mi sono reso conto, aprendo il programma con cui catalogo le mie fotografie, che la maggior parte le ho fatte da quando ho cosciuto il mio angelo pazzo. Bellissime e dolorose, entrambe le cose, grazie a lei e a me che le ho fatte. Pubblico una foto che risale all'estate scorsa, prima di conoscerla. Stavo appena meglio, all'epoca, dopo la separazione con la mia ex moglie; mi sono fiondato nell'ennesima storia autolesionista e ora pago il conto. Volevo pubblicare una foto che mi piace moltissimo che ho fatto quando sono andato con lei a Venezia, ma appena l'ho aperta una nuova crepa è apparsa ... cancellare, cancellare tutto.
Questa mattina ho poco tempo. Solito risveglio angoscioso, ma meno degli altri giorni. Andrò in piscina e poi a lezione. Devo fare tante cose in questi tempi, non tutte piacevoli ovviamente, ma è il fare su cui conto per riuscire ad andare avanti. Mio padre ed io non ci siamo nemmeno salutati questa mattina. É uscito di casa dicendo a mia madre "Sto uscendo, ciao" con il tono sgradevole che sa avere lui. Credo che sia in collera anche con mia madre, perché ieri ha continuato a discutere con me invece che mandarmi a quel paese come ha fatto lui. Sa di non esere all'altezza dei nostri discorsi e vorrebbe la disconferma di questo dalla solidarietà di sua moglie. Sono io il suo problema ma, come ha sempre fatto, estende il muso lungo a tutta la famiglia.
Io ho delle priorità: lo studio e il lavoro; in mezzo a queste due cose ci sta un mondo tutto da costruire, a partire dal ritornare a vivere lontano da loro.
Oggi la rivedrò. La cosa mi emoziona. Voglio controllare le mie emozioni, so di poterlo fare. Spavaldo elegante, come mi ha suggerito mio fratello!
Sono andato a nuotare, a vedere una casa da affittare, ho pranzato con la mia ex moglie, colloquiato con il mio psicoterapeuta per i consueti cinquanta minuti (sempre più utili), ho vissuto, in poche parole, una giornata come tante altre, anche se per me positiva. Tornato a casa dai miei ho trovato due perfetti estranei. Non mi sopportano più. Mio padre in particolare non vede l'ora che io mi tolga di torno. Non capisce cosa succede, cosa mi succede, cosa ci succede. Provo una sofferenza grande e nonostante questo tenterò di tenermela. Devo solo andare via e lasciarli ai loro tormenti, alle loro gioie, alle loro giornate. Anche le mie, allora, si concluderanno come dovrebbero: bene se bene, male se male.
Oggi ho capito tante cose della conclusione del mio rapporto con il mio angelo pazzo. Eppure non posso fare nulla, nè per aiutarla, nè per ricomporre la relazione. Peraltro le due cose corrispondono, ma solo dal mio punto di vista. Lei sarebbe una cosa buona per me? Forse no, però certamente mi manca molto e io le voglio un bene sconfinato. Niente male, per una persona che ti ha sbudellato l'amima. Spero che il suo esame di oggi sia andato bene, che dorma bene il mio angelo pazzo, che sia felice. Io l'amo.
Tieni per te le tue cose buone.
Tieni per te le tue cose cattive.
Fallo fino a quando non incontrerai
qualcuno che le vorrà da te e ne farà richiesta.
Allora sarai sincero, farai vedere tutto
e pregherai di non esserrti sbagliato,
implorerai che non scappi via
con una parte di te,
buona o cattiva che sia.
Accadrà.
Buona notte.
Oggi l'esame di psicologia clinica terzo corso non potevo proprio farlo. Non sono riuscito a studiare. Per non doverla incontrare, come mio padre di buon mattino mi ha detto? Anche. Il motivo principale è che non voglio fare brutte figure. Nei mesi con lei sono diventato ragazzino, andando agli esami all'arrembaggio, come se anche io dovessi adattarmi al dato di fatto che alcuni esami è importante passarli. No. Io li posso fare tutti bene, anche perché il livello generale è bassissimo. Voglio curarmi e farlo significa ritornare a studiare bene e con passione. Voglio passione per me stesso.
Ho vissuto alcuni mesi accanto ad un angelo pazzo. L'ho amata come un folle a mia volta. L'amo ancora e non smetterò mai. Ho lasciato quasi tutto me stesso sul selciato di una chiesa di oscena bruttezza. Ero andato, non-credente, a pregare per la prima volta nella mia vita; una grazia divina ho chiesto, perché l'amore continuasse, ancora in due. La preghiera non è stata ascoltata. Non era stato Dio a lasciarmi, giacché non mi aveva mai avuto ed io non avevo mai avuto lui. Mi aveva lasciato il mio angelo pazzo ed io non ho avuto il cuore di pregarla. Non si può pregare nessuno per avere amore: nè una donna, nè Dio.
Coazione a ripetere. Sempre Uno, sempre uguale a me stesso. Dritto verso la sofferenza. Da riprovare!