Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
mercoledì, 20 febbraio 2008
Era tardi. Poche ore dopo avrebbe dovuto sollevare la testa dal cuscino, prendere in mano il cellulare, premere il pulsante per stoppare la sveglia e telefonare. Avrebbe dovuto svegliarla, perché così erano rimasti d'accordo il giorno prima. Dopo di che, avrebbe dovuto essere sveglio a sufficienza per sollevare la testa dal cuscino e cominciare una nuova giornata di lavoro. Era tardi e pensava che certamente l'indomani sarebbe stato capace di svegliarsi per svegliarla, ma non era altrettanto certo che sarebbe stato capace di svegliarsi per se stesso. Forse, pensava in un silenzio piano e umido umanizzato da De André, forse lui era destinato ad amarsi per interposta persona. Per amare se stesso e impiegare le proprie energie nel coltivare attitudini e nel conquistare sogni, per amare se stesso doveva amare un'altra persona. E amarsi attraverso lei. Grazie a lei.
Era tardi e avrebbe voluto pensare tante cose, ma non riusciva a pensare altro che pensieri stantii, già pensati tante volte, pensieri ormai lisi. Se fossero stati vestiti li avrebbe buttati via con difficoltà, figuriamoci trattandosi di pensieri. Non si buttano via. In fin dei conti, gli piaceva molto autocommuoversi, indursi uno stato di leggera malinconia romantica. Non era condannato a dare, a darsi, ad amare. Era solo condannato a non amarsi, giudice impietoso, aguzzino, boia, torturatore di se stesso.

scritto da: Psicotango alle ore 01:27 | link | commenti (2)
categorie: amore, racconti, io
venerdì, 07 settembre 2007
Oggi mi sono svegliato in autunno. Nuvole basse e veloci nascondono le cime delle colline che circondano la mia casa, in verità vecchi coni vulcanici non più attivi. Più in alto, nuvoloni grigi e pesanti lottano con un cielo azzurro estate e un altro bianco autunno. Settembre è il mio mese, "il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, dopo l'estate porti il dono usato della perplessità - Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,  come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità". Ho tanto studio da fare per completare la tesi e le quattro materie che mancano. Ho ritrovato il piacere di studiare, un poco perché le materie che sto studiando e la tesi mi piacciono, ma anche perché, come sempre, lavorare sotto stress (eustress) mi esalta. É una delle mie tante contraddizioni: detesto non avere tempo, non potermela prendere comoda, non potere rilassarmi e pensare, ma poi devo non avere tempo per portare le cose a compimento. Forse accade solo per le cose che per me sono ambivalenti, che riassumono in loro traguardi desiderati e nuovi inizi temuti. Poi penso che quasi tutto è ambivalente, anzi multivalente. Allora mi dico che non ho motivo di avere paura. E continuo a studiare.

scritto da: Psicotango alle ore 10:16 | link | commenti (4)
categorie: diario, università, quotidianità, io
venerdì, 31 agosto 2007
Era in preda all'ansia. Soprattutto di notte, l'ansia lo avviluppava costringendolo a dormire in pose rapprese. All'allerta, teso sui gomiti e a pancia in giù, aveva dormito di un sonno blu elettrico, pesante. La prima sveglia lo aveva reso cosciente dell'ansia notturna, grazie al dolore sordo che sentiva alla spalla sinistra, e di quella diurna, grazie al senso di oppressione al petto che immediato lo accoglieva nel mondo della veglia. Poco dopo la seconda sveglia, suo fratello bussò alla porta della camera da letto per annunciare che stava per partire.
Dopo un paio di minuti, durante i quali aveva meditato se rimanere passivamente a letto per attendere che il fratello avesse lasciato la casa per alzarsi subito dopo, si era alzato e aveva scritto su un foglietto quadrato l'allenamento di nuoto che il fratello gli aveva chiesto. Giusto il tempo di dargli il piccolo foglio, scambiare tre parole sul bagaglio pesante e sulle cose lasciate a casa con la consegna ai genitori di spedirle tramite corriere, che il fratello lo salutava con un bel sorriso sul volto. Lo incoraggiava a tirare fuori le palle nel bel mezzo di un abbraccio davvero commovente. Il padre, cupo come una nuvola di fumo di Nazionali senza filtro, avrebbe accompagnato il fratello all'aeroporto. Intanto, sfoderava la solita aria che da sempre rende qualsiasi evento, eccetto il cucinare e il mangiare, degli eventi luttuosi. La madre sarebbe rimasta a casa, come sempre, fumando silenziosa e triste come un paziente psichiatrico pre-Basaglia, come sempre.
Lui si era preparato la colazione e aveva provato ad andare a consumarla in giardino. Le cagne bivaccavano inerti nel cortile davanti casa e sua madre si aggirava con la sigaretta in bocca come se cercasse una meta, un enorme punto rosso che le facesse capire la realtà a mo' di un "Voi siete qui". Non aveva consumato la colazione in giardino, ma si era spostato nel suo studio e aveva mangiato davanti al portatile. Doveva mettersi al lavoro giacché ne aveva molto da fare e in poco tempo.

scritto da: Psicotango alle ore 09:33 | link | commenti
categorie: racconti, quotidianità, io
sabato, 11 agosto 2007
Sono passati solo pochi minuti dal post precedente e ho capito il perché dell'angoscia di questi giorni. Per mesi ho atteso il ritorno estivo di mio fratello. Avrebbe soggiornato in Sicilia per un mese o forse più. Erano tanti mesi che non tornava a casa. Era contento e io lo ero di più. L'incontro con i nostri genitori è stato peggiore del solito. Non sono passati nemmeno tre giorni che è arrivata la tragedia, ovviamente greca come si conviene a noi abitanti della Magna Grecia. Quello che doveva essere un periodo di ritrovo familiare si è trasformato in un incubo. Un incubo che ha ovviamente al centro la madre/Medea e la sua sadica voglia di condizionare i destini di tutti a qualunque prezzo, anche uccidendo i figli. Io ero riuscito per mesi a sopportare una situazione pesantissima, motivato dalla prospettiva che finita la triennale sarei tornato a vivere a distanza di sicurezza dai miei vecchi. L'idea del suo ritorno era un balsamo. Oggi ho capito che non posso contare nemmeno su di lui. La sua giovane fidanzata fa le bizze, i genitori esibiscono comportamenti deliranti e il fratello si esce un appello il 21 agosto (?) e il giorno prima della nostra partenza in campeggio mi annuncia che non ce la fa a studiare qui, che io si che ci riesco perché sono un grande a riuscire ad andare avanti in questo fiume di merda ma lui non ce la fa, ha bisogno di andarsene. Io resterò di nuovo solo in una situazione degna di Paura e delirio a Las Vegas e prima di quanto pensassi. É inutile, il fratello è un battitore libero: quando incontra una difficoltà, lui si eclissa. Io invece tendo a fare gruppo per affrontare le difficoltà. Non posso fare gruppo nemmeno con mio fratello, ora lo so. I miei genitori hanno sentito l'esigenza di trasformare questo difficile agosto di studio o apprensione in un inferno: lo hanno fatto senza preoccupazione. Mio fratello ha sentito l'esigenza di allontanarsi da quest'inferno e di andare a risolvere i suoi problemi di coppia (auguri): lo ha fatto.
A me resta il ruolo del paziente designato, quello che deve essere matto, quello che deve esprimere, portare fuori, esorcizzare il malessere della famiglia. Dire che ne ho piene le tasche è poco.
L'angoscia era dovuta all'ennesimo abbandono prossimo venturo, quello simboleggiato dalla temuta partenza anticipata (leggi morte improvvisa) di mio fratello. Per me funzione così dall'età di 6 anni, quando improvvisamente morì la mia cuginetta Monnalisa (ecco perché adoro l'arte e il mio senso è la vista). Sono triste, certo, ma il comprendere certe dinamiche mi consente finalmente di governarle, almeno tanto quanto basta per non continuare a farsi schiacciare.

scritto da: Psicotango alle ore 11:55 | link | commenti (4)
categorie: famiglia, follia, fratello, io
sabato, 14 luglio 2007
rossettiDante Gabriel Rossetti, Proserpina, 1874.

Un giorno, in biblioteca, seduta di fronte a me, c'era una ragazza molto bella. Mi ha immediatamente ricordato questo quadro, che ho sempre trovato estremamente affascinante.

scritto da: Psicotango alle ore 16:38 | link | commenti (4)
categorie: arte, passione, io

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