Fuggo immediatamente non appena accedo ad un blog che:
- parla di angeli, custodi o meno;
- è tappezzato di dolls, glitter e roba simile e il proprietario ha più di 15 anni;
- è pieno di foto di nudo che accompagnano racconti "erotici";
- ti accoglie con un brano musicale inserito nel template che non puoi stoppare;
- nel primo post che leggo contiene nomi tipo Foffi, Giangi, Pippi, Dado, Giuppi e simili;
- è tappezzato di immagini lugubri, tipo polsi tagliati, sfondo nero e caratteri in viola invisibili;
- presenta contenuti fascisti o nazisti.
Coloro che giocano con i sentimenti altrui o non ne tengono conto nella debita maniera.
I sentimenti sono sacri.
Le tesi secondo la quale i migliori muoiono per primi non mi piace. Muoiono per primi, se la natura può fare il proprio corso e tranne disgraziate eccezioni, i più vecchi. Molti dicono che stanno morendo i migliori e che non c'è ricambio. Antonioni l'ultimo. Io credo che non siano stati i migliori, ma i peggiori. Chi oggi ha più di sessant'anni appartiene a generazioni che hanno prodotto il loro meglio infischiandosene totalmente delle generazioni future. Non hanno insegnato nulla, hanno depredato il mondo, hanno gettato le basi per l'odierno sfacelo, hanno occupato e continuano ad occupare tutti i posti di potere. Sono l'incarnazione dell'egoismo. Certo hanno prodotto anche tante belle cose, ma questo non mi fa provare un particolare rimpianto per la scomparsa di un Mastroianni o di un Montanelli. Hanno fatto la loro fortuna quando le generazioni dei '60 e dei '70 morivano di eroina o di piombo ideologico, lasciando a quelle degli '80 e dei '90 lo scenario desolato e desolante dei Berlusconi e dei Prodi. Non mi piacciono proprio gli ultrasessantenni di oggi. Proprio no.
Le persone che non connettono il cervello prima di parlare.
Esiste un lasso di 400 millisecondi tra l'impulso necessario per l'azione e il pensiero cosciente (ovvero il cervello comanda prima che noi si abbia consapevolezza, con buona pace di chi sostiene che l'inconscio è una balla). Certe persone farebbero bene ad imparare a usare quel lasso di tempo e bloccare l'apparato fonatorio in tempo.
Nel senso di percorsi nel passato rivissuto e pensato attraverso il presente (gli scavi, sudati e sudanti, lavoro di volontà) e inciampi, a volte piacevoli e altre volte disperanti, su pezzi di me e di non-me che sporgono dove prima c'era solo un apparente deserto piano (le emergenze, decisamente unheimlich). Vuoti realizzati dopo avere estratto miserie e nobiltà, gioielli preziosi e scarti schifosi, e pieni che appaiono sulla superficie, talvolta pezzi di spazzatura, tal altra roba interessante.
Tra scavi ed emergenze vengono fuori le "cose che mi piacciono" e le "cose che non mi piacciono". Ricomincio a pensare e piano piano vengo fuori. Quindi, parallelamente alla pubblicazione di opere che mi rappresentano visivamente, ho deciso di annotare, ogni qualvolta mi venga in mente, quello che riconosco mi piace e non.
Oggi comincio.
Mi piace il sapore e l'odore dei capperi in estate.