Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
giovedì, 27 marzo 2008
Vento caldo tra le canne
luce accecante
lentezza

profumo

scatto improvviso
corsa
sulla sabbia indurita

sudore

occhi socchiusi
ti guardano
mentre riposi

memoria

se mi vuoi
sono tuo
vivrò con te.

scritto da: Psicotango alle ore 15:32 | link | commenti (8)
categorie: parole, amore, pensiero
mercoledì, 02 gennaio 2008
Vivo strani giorni. Credo di essermi perso. Forse, smarrito tra le pieghe morbide di un Amore che mi muove dentro e che mi fa muovere lungo la penisola. Un movimento a cui non ero più abituato da anni, tanti anni. Forse, smarrito tra le assenze e le presenze delle persone a me care. Forse, smarrito nei luoghi nuovi in cui vivo, uno al nord, uno al centro e uno al sud Italia, come un profugo della mia vita. Forse, smarrito tra i ruoli che devo, voglio o che non posso assumere. Il mio oroscopo (tratto come sempre da www.internazionale.it) mi conforta: Il creosoto è una pianta in grado di sopravvivere per secoli con pochissima acqua. Nel deserto di Mohave, nel sudest degli Stati Uniti, c'è una macchia di creosoti chiamata King Clone la cui età, secondo la datazione al carbonio, è di 11.700 anni. La robustezza di questa meraviglia della natura mi fa pensare a te, Vergine. A volte coltivi la fantasia che meno cose ti servono per vivere, più sarai forte. L'aspetto negativo di questo atteggiamento è che potresti involontariamente ostacolare le persone che vogliono offrirti i loro doni. Quello positivo è che hai scoperto molti segreti su come nutrirti e prenderti cura di te stesso. Nel 2008, comunque, prevedo che ti allontanerai dalla metafora del creosoto. È più probabile che somiglierai a una pianta di pomodoro che viene innaffiata regolarmente.
Mi lascerò innaffiare.

scritto da: Psicotango alle ore 15:34 | link | commenti (16)
categorie: parole, amore, sentimenti, sciocchezze, quotidianità
lunedì, 19 novembre 2007
Il tempo mi sfugge di mano. Vibro, folle d'amore e concentrarmi è impossibile, anche per preparare la seduta di laurea che si avvicina. Ma devo e troverò il modo di farlo. Ho capito che, per me, scrivere richiede stabilità e da qualche tempo a questa parte la stabilità è assente nella mia vita. In attesa della laurea, sono stato e sono a Padova, per seguire le lezioni e perderne il meno possibile. Sono entusiasta delle lezioni. Giorno 27 mi laureo e pochi giorni dopo trasferirò compiutamente la mia vita a Padova. Questo post è poverissimo, rispetto al mondo in fioritura che ho dentro. Lo pubblico comunque; forse, servirà per riprendere il filo del discorso. Perché i lutti hanno sbriciolato le parole, l'amore le ha rese superflue, i traguardi raggiunti le hanno rese ridondanti. Invece voglio parlare della morte, del mio amore per la mia tenera piccola iena, dei miei interessi e dei miei traguardi e fallimenti. A presto.

scritto da: Psicotango alle ore 12:43 | link | commenti (2)
categorie: parole, amore, università
venerdì, 05 ottobre 2007
ingres"Seguimi se vuoi".

scritto da: Psicotango alle ore 15:25 | link | commenti
categorie: parole, sogni, desideri, ingres
venerdì, 06 luglio 2007
É cosa complicata. La vita è cosa complicata. Quando il tuo mondo ti crolla attorno, le scenografia rovinano per terra, le luci in sala rivelano una platea vuota, senza nessuno tra il pubblico, quando lo stesso teatro, dove giorno dopo giorno davi le tue repliche, è evaporato pietra dopo pietra e giorno dopo giorno, quando sulla scena di un teatro del nulla sei rimasto solo, ecco, in quel momento la più grande tristezza concepibile ti avvolge come una coperta pietosa, candida, pesante. Ti senti mancante, senza speranza, triste fino al midollo. Io mi sento così. Sono stanco di sentirmi così, perché vorrei essere allegro e sorridente, vorrei tirare fuori il mio lato creativo più solare, infantile, quello innamorato della vita, segugio della conoscenza e dello stupore del mondo, amante del godimento. Invece non riesco. So bene che sto costruendo il mio futuro, che non sono vinto per nulla, ma è una consapevolezza che fatico a tenere viva, a fare agire come carburante. Non riesco più nemmeno a scrivere.

scritto da: Psicotango alle ore 21:38 | link | commenti (4)
categorie: parole, sentimenti, follia
venerdì, 06 aprile 2007
Il risveglio di oggi è stato davvero pesante. Appena sveglio vado in cucina per fare colazione e trovo come sempre la tv accesa e sintonizzata sul solito telegiornale mattutino. Pratica assolutamente masochista, io credo, ma vivere con altre persone ha i suoi svantaggi. Apprendo del suicidio di Matteo, 16 anni, di Torino. I compagni di scuola, già l'anno scolastico passato, lo vessavano. Lo chiamavano Jonathan, gli davano del gay. Il pianto mi viene su immediato e lo ricaccio giù con altrettanta immediatezza. Questo mondo non fa per me: anche io, come Matteo, sono forse troppo sensibile e non reggo certe cose. Che una persona si tolga la vita è di per se un fatto tragico; che lo faccia un adolescente aggiunge ulteriore amarezza, perché tutti pensiamo alla gioventù come un periodo felice (ma solo perché ci siamo dimenticati la nostra). Alla tristezza e al pianto si sono aggiunte nel corso della giornata prima la rabbia e poi la riflessione.

Jonathan, personaggio grottesco del Grande Fratello, e tutti i responsabili di questo osceno programma televisivo dovrebbero autocensurarsi e sparire per sempre da tutti i media. Limitando la riflessione al solo Jonathan, non è ovviamente il suo essere omosessuale ad essere in questione. É invece il suo personaggio grottesco, fallimentare, volgare ad essere negativo, al punto da essere usato come insulto. La tv è piena di caricature: di gay come di etero, sempre e comunque negative perché la vita sessuale di una persona dovrebbe essere importante in tv solo nel contesto di un programma che parla di sessualità. Questo personaggio è stato selezionato per il programma e vi ha preso parte per il solo fatto di essere grottesco, di parlare come la caricatura di un gay, di vestirsi in maniera carnascialesca. Un personaggio così è speculare al "macho che più macho non si può"; sono entrambi modelli negativi, sia che vengano imitati, sia che vengano usati come insulti.

Lo scorso anno scolastico la madre di Matteo aveva denunciato al preside le vessazioni che il figlio subiva. I responsabili furono rimproverati e poi tutto sembrò essersi risolto. É naturale domandarsi come sia stato possibile che la Scuola non si sia resa conto di nulla, per di più dopo la denuncia di fatti tanto gravi. Lo stato in cui versa la scuola italiana lo si evince da quanto dichiarato dal ministro Fioroni (i democristiani non si smentiscono mai) in merito alla "geniale" iniziativa dal nome "La scuola siamo noi", giornata di mobilitazione per la pubblicizzazione delle buone prassi della scuola italiana: "Apriremo le aule alle comunità locali e alle famiglie per far conoscere la realtà della scuola italiana, una realtà che non passa attraverso quella pessima fessura rappresentata dai videofonini: far vedere la scuola che c'è è anche il modo migliore per creare la scuola del futuro". Apriremo le scuole alle famiglie ed alle comunità locali? Perché, sorge spontanea la domanda, prima erano chiuse? L'Italia è un paese in mano ai delinquenti e agli imbecilli. Il nostro ministro confonde il marketing con la pedagogia e ciò accade per due motivi: il primo è che il marketing è l'unica forma di azione umana che oggi viene fatta passare come sensata (trovare un compagno o una compagna, scegliere la facoltà in cui studiare, scegliere per chi votare, tutta una questione di marketing!); il secondo è che pochi sanno cosa sia la pedagogia.
Prendiamo la questione dei videofonini. Quando io ero piccolo, c'erano una serie di oggetti che erano vietatissimi ai bambini. Tra questi, tutta la categoria cui appartengono macchine fotografiche, cineprese, videocamere e via dicendo. La motivazione era la loro delicatezza e il loro costo. Si dava per scontato, il più delle volte non sbagliando, che un bimbo non avesse le caratteristiche di sviluppo adatte a maneggiare e usare tali strumenti. Oggi, in ossequio al principio che si deve vendere e comprare e non conta null'altro, tutti possono avere uno strumento che permette di registrare un filmato. Anche a sei anni. Il nostro seienne si trova sempre senza genitori ma con un bel cellulare per le mani. Perché dovrebbe possedere capacità di discernimento non proprie per la sua età e usare come un vero adulto lo strumento in questione? La scuola dovrebbe avere la finalità, condivisa con i genitori, di promuovere e sviluppare tali ed altre capacità. Lo Stato dovrebbe farsi garante di tale finalità, anche stabilendo regole per il bene comune come, ad esempio, che per possedere un cellulare si debba avere una certa età o che per andare in onda un programma televisivo debba assolvere ad uno scopo culturale. La scuola deve tornare a fare pedagogia applicata e non aprirsi alle comunità locali come fosse la fiera della motonautica.

Ultima riflessione. Io sono stanco del sesso. La metto giù così per far ridere un poco chi legge e alleggerire il discorso. I cartelloni pubblicitari sono come le pagine di Playboy (chissà se lo vendono ancora? avendolo per strada...mah?); la tv è un bombardamento continuo di riferimenti sessuali più o meno espliciti, talvolta oltre la soglia dell'osceno; internet è la seconda rivoluzione del porno dopo il videotape casalingo; in parlamento e in vaticano si occupano moltissimo di “chi scopa con chi” e di che sesso è l'uno e l'altro dei due scopatori; le nuove generazioni si vestono in maniera sconcia e spesso non si distinguono i figli dai genitori (fenomeno orripilante) e via così dicendo, perché l'elenco potrebbe continuare a lungo. Cosa c'entra questo con il povero Matteo? Matteo è stato dileggiato, colpito, ferito da un non-insulto. Se qualcuno mi dicesse fascista io mi arrabbierei, così come se mi dicesse ladro, pidduista, stupratore, perché ritengo gli attributi che ho portato ad esempio siano negativi e perché non ritengo siano veri in riferimento a me. Se mi dicessero gay io resterei indifferente, perché non è un insulto.
Purtroppo per Matteo, il sesso e il denaro sono diventati gli unici criteri di giudizio e gli unici valori. Insegnare il senso delle parole e il loro corretto uso non è più un valore condiviso. Allora la parola gay può diventare un insulto e una scena di stupro può essere usata per una pubblicità patinata, senza che nessuno veda più lo scandalo.

scritto da: Psicotango alle ore 19:46 | link | commenti (5)
categorie: parole, scuola, televisione, suicidio

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