Sarà difficile, ma ci provo. Allora... immaginate una donna corteggiata da tre uomini. Tre e non due, giacché con due corteggiatori si costituisce una fattispecie che rappresenta un caso particolare del ragionamento che tento di semplificare in queste righe. Bene, dunque. La donna è il nostro livello uno. Invero, la scelta di attribuire alla donna il livello uno è arbitraria, perché potremmo anche attribuirlo a ciascuno dei pretendenti. Sicché diremo che tutti gli attori sono, nell'istante considerato e ognuno per se stesso, il livello uno. Se io o chiunque altro esperiamo il livello uno, allora noi siamo il livello due. Se una terza persona, attrezzata opportunamente, filma (o scrive di) me che osservo il livello uno, allora questa costituisce il livello tre. Chi legge, guarda o ascolta non sta esperendo il livello uno, ma il due, ovvero la mia esperienza di uno. Sarà chiaro ai più, spero, che esiste una differenza sostanziale tra essere un cane, essere colui che vede un cane, essere colui che legge il racconto di uno che ha visto un cane e lo descrive o ne racconta. Chi vede il film realizzato a livello tre costituisce a sua volta il livello quattro e via dicendo. Tutti i livelli hanno un metalivello. Un esempio semplice di metalivello è quello che si realizza quando, al livello uno, la donna dice ad uno dei suoi spasimanti "In questo momento tu mi stai corteggiando". Per dire ciò compie un'operazione mentale attraverso la quale si trasla dalla posizione di soggetto in relazione a quella di oggetto di se stessa, osservando se stessa e il corteggiatore e comunicando quanto vede. Se non ritenesse i comportamenti e i pensieri del corteggiatore un corteggiamento, allora potrebbe dire invece "In questo momento mi stai sorridendo per cortesia". Il livello uno può avere solo un metalivello, pena la perdita di significato o la non pensabilità. É il classico caso del "io penso che penso che penso che penso..." e via all'infinito. Così, anche gli altri livelli possono avere un solo metalivello. Se si tentasse di metacomunicare sulla metacomunicazione della metacomunicazione della donna del livello uno, allora si otterrebbe una esplosione computazionale o, in termini a me più vicini, un attacco al pensiero che minerebbe dall'interno la pensabilità.
Il lettore che avrà avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto si starà chiedendo perché io abbia pensato e scritto tutto ciò. Non lo farò attendere di più. Credo che quanto esposto sopra spieghi due cose: in primo luogo, perché oscenità della fatta di Amici di Maria De Filippi abbiano successo; in secondo luogo, perché, man mano che si passa dal livello uno al livello ennesimo si incrementino i rischi connessi alla disumanizzazione ed alla post-modernità. Liquido subito il primo punto. Credo che a nessuno interessi ciò che tutti sanno non esistere a livello uno, ovvero la storia d'amore tra l'uomo e la donna, giacchè l'uomo è diventato, a livello tre, tronista, e la donna pretendente. Al pubblico di tali trasmissioni, consapevolmente o meno, interessa come il giovinotto A riesca a sostenere il ruolo di colui che deve far finta di spasimare per una giovinotta A', facendo quest'ultimo finta di credere che il pubblico creda all'autenticità del suo sentimento ma, nel contempo, mantenendo sufficienti gradi di libertà per vivere quanto realmente sta facendo, ovvero lavorare. Nella vita del malcapitato giovanotto le cose si complicano non poco. C'è da spappolarsi il cervello. Infatti, i giovanotti in questione non sono mai troppo dotati di capacità speculative. Se ne fossero dotati, dovrebbero recitare di recitare di recitare (etc), cosa davvero onerosa anche per grandi geni. In conclusione, quanto era partito come amore (livello uno), per necessità di pensiero è diventato finzione (livello quattro). Essendo il livello sottostante a quello della finzione uno intermedio tra la finzione di cui è consapevole lo spettatore e la finzione filmata dal cameraman (e così via, fino all'amore del livello uno), la finzione del livello quattro partecipa un po' dell'amore originario. Credo che si ottenga un risultato molto ben rappresentato oggi: amare o fingere (di fingere di fingere di fingere...) di amare sono la stessa cosa. Credo che in quanto confusamente ho scritto sopra spieghi in parte perché i giovanissimi hanno spesso difficoltà a distinguere finzione e realtà. Fino alla finzione reale di Second Life.
Arrivo così al secondo punto, la disumanizzazione. Quando mia madre era ragazza, aveva solo due possibilità: amare o amare di amare, ovvero fingere di amare, attraverso un disco, un libro, un fotoromanzo. La finzione era tutta attirata dalla realtà, nel senso che non si sarebbe mai sognata di preferire la finzione della canzone d'amore. quest'ultima serviva per prepararsi, ingannare il tempo, istruirsi, esercitarsi in vista dell'esperienza concreta dell'amore, esperienza che prevedeva un'altra persona, dei luoghi fisici, una comunicazione, dei figli, difficoltà, sogni, crescita, maturazione e via dicendo.
Mi pare che oggi l'anima (termine che non amo in quanto ateo e laico) sia protesizzata dai chip di silicio e dalla psicofarmacologia, lasciando all'uomo il ruolo di contenitore inerte di immondizia. Ne produciamo tanta e la spargiamo in giro perché ne siamo pieni dentro. Immagino che tornare al livello uno e due potrebbe rappresentare una buona terapia. Guardarsi e guardare, quindi. Vivere in prima persona e guardare l'uomo che è nel nostro vicino. E non lo straniero di cui parlano i media, ma direttamente il nostro vicino straniero. Subito dopo non sarà più straniero, ma solo estraneo. Ci saremo così riappropriati delle nostre vite, del gusto, dell'olfatto, della vista, del tatto e del pensare.