Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
mercoledì, 02 gennaio 2008
Vivo strani giorni. Credo di essermi perso. Forse, smarrito tra le pieghe morbide di un Amore che mi muove dentro e che mi fa muovere lungo la penisola. Un movimento a cui non ero più abituato da anni, tanti anni. Forse, smarrito tra le assenze e le presenze delle persone a me care. Forse, smarrito nei luoghi nuovi in cui vivo, uno al nord, uno al centro e uno al sud Italia, come un profugo della mia vita. Forse, smarrito tra i ruoli che devo, voglio o che non posso assumere. Il mio oroscopo (tratto come sempre da www.internazionale.it) mi conforta: Il creosoto è una pianta in grado di sopravvivere per secoli con pochissima acqua. Nel deserto di Mohave, nel sudest degli Stati Uniti, c'è una macchia di creosoti chiamata King Clone la cui età, secondo la datazione al carbonio, è di 11.700 anni. La robustezza di questa meraviglia della natura mi fa pensare a te, Vergine. A volte coltivi la fantasia che meno cose ti servono per vivere, più sarai forte. L'aspetto negativo di questo atteggiamento è che potresti involontariamente ostacolare le persone che vogliono offrirti i loro doni. Quello positivo è che hai scoperto molti segreti su come nutrirti e prenderti cura di te stesso. Nel 2008, comunque, prevedo che ti allontanerai dalla metafora del creosoto. È più probabile che somiglierai a una pianta di pomodoro che viene innaffiata regolarmente.
Mi lascerò innaffiare.

scritto da: Psicotango alle ore 15:34 | link | commenti (16)
categorie: parole, amore, sentimenti, sciocchezze, quotidianità
venerdì, 07 settembre 2007
Oggi mi sono svegliato in autunno. Nuvole basse e veloci nascondono le cime delle colline che circondano la mia casa, in verità vecchi coni vulcanici non più attivi. Più in alto, nuvoloni grigi e pesanti lottano con un cielo azzurro estate e un altro bianco autunno. Settembre è il mio mese, "il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, dopo l'estate porti il dono usato della perplessità - Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,  come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità". Ho tanto studio da fare per completare la tesi e le quattro materie che mancano. Ho ritrovato il piacere di studiare, un poco perché le materie che sto studiando e la tesi mi piacciono, ma anche perché, come sempre, lavorare sotto stress (eustress) mi esalta. É una delle mie tante contraddizioni: detesto non avere tempo, non potermela prendere comoda, non potere rilassarmi e pensare, ma poi devo non avere tempo per portare le cose a compimento. Forse accade solo per le cose che per me sono ambivalenti, che riassumono in loro traguardi desiderati e nuovi inizi temuti. Poi penso che quasi tutto è ambivalente, anzi multivalente. Allora mi dico che non ho motivo di avere paura. E continuo a studiare.

scritto da: Psicotango alle ore 10:16 | link | commenti (4)
categorie: diario, università, quotidianità, io
venerdì, 31 agosto 2007
Era in preda all'ansia. Soprattutto di notte, l'ansia lo avviluppava costringendolo a dormire in pose rapprese. All'allerta, teso sui gomiti e a pancia in giù, aveva dormito di un sonno blu elettrico, pesante. La prima sveglia lo aveva reso cosciente dell'ansia notturna, grazie al dolore sordo che sentiva alla spalla sinistra, e di quella diurna, grazie al senso di oppressione al petto che immediato lo accoglieva nel mondo della veglia. Poco dopo la seconda sveglia, suo fratello bussò alla porta della camera da letto per annunciare che stava per partire.
Dopo un paio di minuti, durante i quali aveva meditato se rimanere passivamente a letto per attendere che il fratello avesse lasciato la casa per alzarsi subito dopo, si era alzato e aveva scritto su un foglietto quadrato l'allenamento di nuoto che il fratello gli aveva chiesto. Giusto il tempo di dargli il piccolo foglio, scambiare tre parole sul bagaglio pesante e sulle cose lasciate a casa con la consegna ai genitori di spedirle tramite corriere, che il fratello lo salutava con un bel sorriso sul volto. Lo incoraggiava a tirare fuori le palle nel bel mezzo di un abbraccio davvero commovente. Il padre, cupo come una nuvola di fumo di Nazionali senza filtro, avrebbe accompagnato il fratello all'aeroporto. Intanto, sfoderava la solita aria che da sempre rende qualsiasi evento, eccetto il cucinare e il mangiare, degli eventi luttuosi. La madre sarebbe rimasta a casa, come sempre, fumando silenziosa e triste come un paziente psichiatrico pre-Basaglia, come sempre.
Lui si era preparato la colazione e aveva provato ad andare a consumarla in giardino. Le cagne bivaccavano inerti nel cortile davanti casa e sua madre si aggirava con la sigaretta in bocca come se cercasse una meta, un enorme punto rosso che le facesse capire la realtà a mo' di un "Voi siete qui". Non aveva consumato la colazione in giardino, ma si era spostato nel suo studio e aveva mangiato davanti al portatile. Doveva mettersi al lavoro giacché ne aveva molto da fare e in poco tempo.

scritto da: Psicotango alle ore 09:33 | link | commenti
categorie: racconti, quotidianità, io

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