
Nonostante la frase che campeggia sul manifesto (le religioni non hanno mai salvato il mondo), "Cento chiodi" è un film pensato e realizzato nel solco del cristianesimo. L'Uomo (nel senso dell'umanità), interpretato da Raz Degan, effettua un percorso inverso a quello di Adamo ed Eva. Eminente studioso e universitario, rinuncia a cibarsi all'albero della conoscenza (quello da cui Eva coglie la mela, per intenderci), inchiodando letteralmente centinai di preziosi e antichi tomi di una biblioteca. L'Uomo di sapienza, di successo, di potere, di ipocrita fede lascia tutto, ma non rinuncia alla conoscenza etica, alla scelta tra il bene e il male. Questa scelta lo porterà ad incontrare un piccola comunità sulle sponde del fiume Po dove, similmente ad un novello Gesù, questo farsi uomo in carne ed ossa troverà risonanza . Non più figlio del dio Profitto-Successo ma messaggero in carne ed ossa dell'unico dio che ha senso seguire: l'uomo. L'incontro con la Maddalena del paese, con lo scemo del villaggio (dietro ogni scemo c'è un villaggio), con gli anziani, le zanzare, la balera (quella dove il ballo è l'unica vera fonte di gioia e vera è la relazione con l'altro) e il contatto con i problemi di questa Comunità gli consentiranno di ritrovare l'umanità persa e di mettere a frutto l'inutile conoscenza acquisita.
Un film grazioso, a tratti conservatore, a tratti semplicemente rivoluzionario; un film laico che avversa espressamente ogni religione; un film girato in un periodo di decadenza e quindi pensato come percorso al contrario, au rebours. In tempi come questi, dove la stupidità regna sovrana, questo piccolo film di Ermanno Olmi ci pare un grande capolavoro.