Pensare pubblicamente

Perdere tempo è la cosa migliore che l'uomo post-moderno possa fare.
venerdì, 24 agosto 2007
Ho sempre sostenuto che la Sicilia fosse terra preservata dalla xenofobia e dal razzismo. Adducevo, a sostegno di tale difensivo convincimento, la razionalizzante spiegazione di come secoli di dominazione straniera, dai fenici agli statunitensi, e di emigrazione delle nostre genti avessero immunizzato il siciliano dall'insania mentale della paura del diverso e dello straniero. Avevo invero dimenticato il fenomeno del capro espiatorio. Molti siciliani vivono davvero male, soprattutto se giovani e residenti in piccoli centri: mancanza di lavoro, analfabetismo, isolamento culturale, vuoto affettivo e relazionale, precarietà abitativa, degrado ambientale che tocca l'orrido.

Come accade spesso, anche questa estate sono andato a trascorrere alcuni giorni di ferie tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Il sud d'Europa, dove sbarcano i clandestini e se hai adottato un bambino nero devi dargli un occhio in spiaggia, perché rischi che la polizia o la capitaneria se lo porti via. Spiegaglielo che tu sei bionda ma lui è tuo figlio! Sono luoghi, questi che frequento in estate, che in inverno restano desolati. Turismo in estate e l'agricoltura delle serre tutto l'anno. Per tanti anni, in queste terre si produceva quel vino (oggi gettonatissimo Nero d'Avola) che veniva esportato in Francia per rendere Vino il "piscio" senza struttura e corpo che veniva fuori dalle uve dei cugini d'oltralpe.
Case di una bruttezza oscena, campagne devastate dalle serre e dal bromuro di metile, il mare eutrofizzato e invaso da alghe tropicali che stanno distruggendo tutto, torme di turisti che si abbuffano e insozzano quello che gli indigeni già trattano come un cesso: la loro stessa casa.

A Marzamemi (frazione di Pachino, il paese del famoso pomodorino, che in verità è una varietà inventata dagli israeliani) il regista Salvatores ha girato Sud. Pare che la produzione del film, in cambio della possibilità di effettuare le riprese nel bellissimo e cadente palazzo di Villadorata, avesse promesso di erogare dei fondi per restaurare il medesimo. Visto che il film si intitolava Sud, il finale non poteva che essere il mantenimento dello status quo: il paese e il suo palazzo "nobiliare" sono rimasti come allora, ovvero continuano a cadere a pezzi. Non so quanti abitanti conti Marzamemi, ma credo che in Agosto si decuplichino: il puzzo e l'immondizia sono da favelas o se preferite da Napoli. Il risultato è che alcuni loschi figuri, a Pachino e dintorni, in estate fanno i soldi e questi soldi non vengono mai reinvestiti per migliorare il paese, mai. Ogni anno è sempre uguale o un poco peggiore.

Quanto dicevo circa il capro espiatorio e i citati loschi figuri ora si riuniscono in una scena davvero edificante che mi appresto a narrarvi, semplicemente: un magrebino sanguinante sul corso di Marzamemi, affollato all'inverosimile, due vigili urbani, una volante della polizia, un'autoambulanza del 118, una folla di turisti che finge di non capire e guarda e passa, non curandosi di nulla, e una folla di giovani pachinesi e marzamaroti che urlano "In acqua li devono ributtare!" o "Lo dovevano uccidere, altro che rompergli la testa". Non conosco i fatti, anzi l'antefatto, ma credo che si possa immaginare qualcosa di simile: un uomo (magrebino o di Pavia o Rotterdam non fa differenza) lascia la propria casa per andare a lavorare all'estero; arriva, dopo un'odissea paurosa, in Sicilia e, dopo essere scampato ai lager di stato chiamati Centri di Permanenza Temporanea, si spacca la schiena ogni giorno che Allah manda in terra a raccogliere pomodori. Contribuisce alla ricchezza del posto in cui vive, trattato come uno schiavo, senza garanzie di nessun tipo, sottopagato, senza assistenza sanitaria. In ogni caso riesce a guadagnare e a mandare i soldi a casa. Spesso a casa c'è una moglie o una fidanzata e la sua assenza si fa sentire. Dopo un poco di tempo e molto lavoro, ha comprato i vestiti uguali a quelli dei suoi coetanei siciliani e come loro pensa che le ragazze che passeggiano sul corso sono davvero belle. Perché lo sono e non fanno nulla per nasconderlo, fortunatamente: niente veli né burqa qui da noi.

Che differenza passa tra il nostro amico straniero e gli indigeni? Nessuna. Anche loro sono trattati come schiavi, non hanno garanzie di nessun genere, sono sottopagati, hanno un'assistenza sanitaria da terzo mondo. Anzi, una differenza c'è, di quelle prodotte dalla mente: loro sono indigeni e lui è straniero e su di lui possono essere riversate tutte le colpe della loro misera condizione. E se poi il malcapitato guarda concupiscente una ragazza, allora questo è troppo e giù mazzate a sangue.

In tutto questo, gli unici che stanno bene sono i loschi figuri, spesso proprietari di esercizi commerciali sul corso. Loro non mettono in regola nessuno, non fanno scontrini e ricevute, non investono un euro per creare il bagno per i disabili o per restaurare l'edificio che possiedono. Si sa che la mafia non è interessata all'estetica; la mafia se ne frega (non è un caso che sia anche un motto fascista, giacché in Sicilia le vicende della mafia, del fascismo e degli USA sono intrecciate a doppio filo).

Un losco figuro minaccia uno dei vigili urbani. Se il magrebino, dopo la medicazione in ospedale, non verrà espulso, se la vedranno con lui. Il vigile, in un paese qualsiasi del mondo occidentale e in quasi tutti i paesi del rimanente mondo, avrebbe ammanettato il tizio, che sarebbe stato processato e condannato per minacce, aggressione e resistenza a pubblico ufficiale. Il povero vigile pachinese e il suo collega erano invece davvero spaventati. Sanno che il loro posto di lavoro è frutto di quell'intreccio tra politica locale e mafia tale per cui non si possono permettere nemmeno di farsi rispettare, non solo come uomini e lavoratori, ma nemmeno come rappresentanti dello Stato. Hanno nicchiato, alzando le spalle intimoriti e sperando di poter continuare a portare il pane a casa.

La folla di ragazzi urlanti e carichi di odio per lo straniero non sa di essere un burattino nelle mani dei loschi figuri che comandano al posto dello Stato, anzi che sono lo stato. Quelli sono i loro adulti di riferimento, i futuri datori di lavoro, spesso dei parenti, quelli con il macchinone, che si fottono tutte le donne che vogliono perché c'hanno i soldi. Quindi sono degli esempi!

Nelle serre la schiena va in pezzi a raccogliere pomodori; sul corso di Marzamemi lo stesso pomodorino viene venduto ai turisti a dieci euro al chilo.

scritto da: Psicotango alle ore 14:17 | link | commenti (6)
categorie: vacanze, mafia, sicilia

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